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Xylella: la procura di Lecce a caccia di streghe e untori

Xylella: la procura di Lecce a caccia di streghe e untori

Pubblicato su Strade sabato 19 dicembre

Il rapporto tra scienza e giustizia in questo paese non è sempre stato dei migliori. Abbiamo visto giudici obbligare le strutture pubbliche a praticare terapie farlocche inventate da scienziati della comunicazione contro malattie neurodegenerative, tribunali del lavoro imporre cure contro il cancro senza alcuna validità scientifica, scienziati processati per non aver previsto i terremoti, magistrati d’assalto cercare correlazioni tra vaccini e autismo sulla base delle farneticazioni di qualche ciarlatano, ma la vicenda Xylella in Puglia forse segna un salto di qualità, in peggio.

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La procura di Lecce, nell’ambito dell’epidemia degli ulivi causata dal batterio Xylella fastidiosa, ha infatti iscritto nel registro degli indagati 10 persone tra ricercatori, scienziati, funzionari sanitari e commissari per l’emergenza fitosanitaria. Le accuse riguardano i reati di diffusione colposa di malattia delle piante, inquinamento ambientale, falso materiale e ideologico in atti pubblici, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali. In pratica coloro che per ruolo e competenze si occupano della salute e della cura delle piante sono accusati di essere i responsabili dell’epidemia, in un’inchiesta che ha sempre più i contorni di una caccia all’untore di manzoniana memoria.

I pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci e il procuratore di Lecce Cataldo Motta hanno disposto il sequestro preventivo d’urgenza di tutte le piante d’ulivo interessate dal piano di eradicazione redatto dal commissario Silletti in accordo con l’Unione europea e le principali istituzioni scientifiche per evitare che un patogeno da quarantena e la sua patologia incurabile si diffondano nel resto d’Italia e d’Europa. Sotto sequestro sono finiti anche gli ulivi per cui era stata fatta richiesta di rimozione volontaria, impedendo anche a chi, sulla base delle evidenze scientifiche e delle indicazioni delle istituzioni competenti, vuole rimuovere volontariamente le proprie piante contagiate, al fine di salvare le altre, di farlo. Una follia.

Gli inquirenti ritengono che il disseccamento delle piante che da anni sta colpendo gli ulivi salentini non necessariamente dipenda dalla diffusione del batterio Xylella fastidiosa, ipotesi che tra le altre cose fa a cazzotti con l’accusa ai ricercatori di aver diffuso una malattia delle piante. Untori di una malattia innocua, quindi? Oppure sono proprio i giudici che, impedendo la profilassi necessaria per contenere il contagio, ne stanno favorendo la diffusione? Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

Cercare un filo logico in questa storia che sin dall’inizio è stata dominata da superstizione, complottismo e pensiero antiscientifico è davvero complicato. Si è parlato di guerra batteriologica, di agromafie, di una cospirazione internazionale pilotata da una perfida multinazionale degli ogm, di batteri manipolati sfuggiti dai laboratori di scienziati pazzi, di interessi indicibili, di triangolazioni di interessi tra Brasile e Israele, di ulivi ogm e di tanti altri unicorni mai visti o provati da nessuno che però hanno riempito le bocche di cantanti, saltimbanchi, magistrati, “movimenti popolari”, santoni guaritori con pozioni biologiche ed omeopatiche. Purtroppo questo circo non servirà a fermare la Xylella, che da 130 anni si è dimostrata capace di resistere a qualcosa di molto più serio come la ricerca scientifica dei migliori fitopatologi negli Stati Uniti e nel resto delle Americhe.

L’inchiesta della magistratura sull’epidemia causata dalla Xylella e l’accanimento sui ricercatori, quelli che avrebbero le competenze per uscirne al meglio, hanno avuto una vasta eco all’estero contribuendo a rafforzare la nostra immagine di terra dei cachi più che degli ulivi. Se n’è occupata ad esempio la rivista scientifica Nature, che in un articolo ha parlato di “scienziati italiani calunniati”.

E se ne sta occupando anche l’Europa, giustamente preoccupata per come le istituzioni stanno gestendo l’emergenza visto che il rischio è che il patogeno si diffonda nel resto nel continente e che mutando in futuro possa attaccare altre piante. La Commissione ha infatti aperto pochi giorni fa una procedura d’infrazione proprio perché il piano di contenimento della Xylella e abbattimento delle piante malate prosegue a rilento. Ovviamente le conseguenze di questa sorta di delirio collettivo non ricadranno su chi se n’è fatto propalatore o seguace, ma su tutta la collettività.

“E non paia strano di vedere un tribunale farsi seguace ed emulo d’una o di due donnicciole – scriveva Manzoni a proposito della caccia agli untori nella Milano colpita dalla peste – giacché, quando s’è per la strada della passione, è naturale che i più ciechi guidino”.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.