Economia, Politica
Xylella e olio tunisino, anche Michele Emiliano grida al “gobmlotto!”

Xylella e olio tunisino, anche Michele Emiliano grida al “gobmlotto!”

Pubblicato su Il Foglio martedì 2 febbraio con il titolo
I gomblotti pugliesi

“Contro l’abbassamento dei dazi sull’olio tunisino deciso dall’Unione Europea, da Foggia comincia la guerra pugliese dell’olio”. Con un vocabolario che ricorda la “battaglia del grano” e la retorica autarchica del ventennio, il presidente della Puglia Michele Emiliano ha deciso di spostarsi sul folto fronte sovranista, dove già fanno caciara la Lega di Matteo Salvini e il M5s di Di Maio e Di Battista che accusano gli europarlamentari italiani che hanno votato a favore del provvedimento di essere “traditori” della patria. Ma Emiliano si spinge oltre le colonne d’Ercole del populismo grillin-leghista per navigare nel mare aperto del complottismo, arrivando a sostenere che l’agevolazione a un paese islamico in lotta contro il terrorismo è solo un pretesto: “Nessuno crede alla panzana dell’aiuto alla Tunisia, ma solo all’intento di abbattere l’olivicoltura italiana”. Naturalmente gli autori dell’aggressione sarebbero le “multinazionali dell’agricoltura” che si sentono “ostacolate dalla biodiversità olivicola pugliese”, ma per fortuna i pugliesi possono contare in questa aspra pugna su un valente condottiero come Emiliano: “Travolgeremo tutti coloro che con la scusa della lotta a terrorismo e xylella vogliono comprare i nostri oliveti a quattro soldi”. Spezzeremo le reni alle multinazionali, dice il presidente.

Continua a leggere su Il Foglio

 

Preoccupa che le istituzioni parlino in questo modo, soprattutto quando trattano un tema marginale come l’abbassamento dei dazi su una quota di olio ridicola rispetto alla produzione europea, affiancandolo a un’emergenza fitosanitaria serissima come quella della Xylella che rischia realmente di compromettere l’olivicoltura, italiana e mondiale, concentrate interamente nel bacino del Mediterraneo. La cosa più allarmante è che sull’emergenza Xylella, di cui la regione dovrebbe occuparsi seriamente, è tutto fermo dopo il sequestro e lo “sconcertante intervento a gamba tesa” (giudice Vito Savino dixit) della procura di Lecce: la struttura e i laboratori che se ne occupavano sono stati decapitati dall’indagine e nessuno fa campionamenti e monitora l’avanzamento dell’epidemia degli ulivi. Fortunatamente per ora, mentre le istituzioni sono impegnate a fare la guerra alle multinazionali, ci sta pensando il “generale inverno” ad arrestare il batterio, ma la primavera è alle porte. La Xylella non preoccupa neppure la magistratura, anch’essa e prima di Emiliano in trincea contro le multinazionali. La procura di Lecce invece ha messo sotto indagine gli scienziati, ovvero le persone che più di tutti potrebbero dare una mano a risolvere il problema, accusandoli di voler distruggere il paesaggio pugliese per oscuri interessi.

Succede così che mentre le istituzioni, inebriate da tesi dietrologiche e demagogiche, profondono le loro energie (e quelle dei contribuenti) in guerre ai mulini a vento, gli scienziati debbano difendersi dalle accuse parlando di sequenze genetiche in conferenze stampa: Maria Saponari, ricercatrice del Cnr di Bari accusata insieme ad altre nove persone di una lunga sfilza di reati nell’affaire Xylella, ha insieme ai suoi avvocati smontato i principali punti di un impianto accusatorio basato su un’erronea lettura della propria consulenza scientifica. Bastava consultare i dati originali messi a disposizione anziché le “brutte copie” per rendersi conto che non c’è alcun elemento per affermare che in Puglia vi sarebbero altri ceppi di Xylella (il procuratore Cataldo Motta afferma di averne trovati addirittura nove). Sono stati inoltre mostrati evidenti errori nell’elaborazione di alcune mappe che confondono suoli nudi con oliveti ed è stato evidenziata, come prima di tutti aveva segnalato Foglio, l’attribuzione all’esperto americano Alexander Purcell di frasi “completamente false” da parte della procura. Ad elaborare grandi piani di guerra contro le “multinazionali” si rischia di non prestare molta attenzione a fatti e a dettagli che hanno una certa rilevanza.

Related Posts

Comments are closed.

Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.