Economia, Politica
Saggezza svizzera, dove senso comune e buon senso coincidono

Saggezza svizzera, dove senso comune e buon senso coincidono

Pubblicato su Il Foglio martedì 2 dicembre.

Gli svizzeri, domenica scorsa, hanno votato in larghissima maggioranza contro tre referendum su riserve auree, immigrazione e tasse. Sfidando ancora una volta le attese, ed evitando esiti che il nostro giornalista collettivo avrebbe dato per scontati. Il quesito “Salvate l’oro della Svizzera”, che chiedeva che la Banca nazionale elvetica detenesse non meno del 20 per cento delle proprie riserve in oro, costringendola ad acquisti massicci di lingotti, è stato respinto dal 77 per cento degli elettori. Il referendum “Basta alla sovrappopolazione”, ispirato da idee verdi e di decrescita che puntava a bloccare l’immigrazione, è stato bocciato dal 74 per cento e la proposta “Stop ai privilegi fiscali per i milionari”, per abolire il regime forfettario fiscale di cui usufruiscono i super-ricchi che si stabiliscono in Svizzera, ha ricevuto circa il 60 per cento di “no”. Tre temi delicati e, dal titolo stesso delle proposte, facilmente cavalcabili da forze e istinti populisti che invece gli svizzeri hanno respinto in maniera razionale dopo averne discusso civilmente. 

E tutte le decisioni sono state valutate da un elettorato maturo sulla base di un’analisi costi/benefici più che da pregiudizi e convinzioni ideologiche: l’acquisto massiccio di oro avrebbe creato squilibri e un eccessivo apprezzamento del franco sull’euro; il blocco dell’immigrazione avrebbe danneggiato l’economia facendo calare la manodopera; l’abolizione del forfait anziché aumentare il gettito avrebbe fatto scappare i ricchi contribuenti stranieri. Chissà cosa sarebbe successo in Italia con quesiti del tipo “Salviamo l’oro di Bankitalia” e “Basta privilegi per i super-ricchi”. Gli italiani si scaldano perfino quando i referendum riguardano i vicini svizzeri.

Basti pensare a pochi mesi fa, quando socialisti e sindacati elvetici avevano proposto un referendum “Per la protezione di salari equi” che comportava l’introduzione di un salario minimo di 22 franchi l’ora (circa 18 euro), pari a uno stipendio minimo mensile di oltre 3 mila euro: giubilo da parte dei grillini, inviti a imparare dal “modello svizzero” dalla sinistra. Il responso delle urne fu però una sonora bocciatura con oltre il 75 per cento di voti contrari alla proposta. I “salari equi” che scaldavano i grillini e qualche esponente della sinistra italiana – è stato il ragionamento fatto dalla maggioranza dei cittadini svizzeri – avrebbero aumentato notevolmente la disoccupazione proprio nelle fasce più deboli e meno qualificate. Stesso film per un altro referendum dello scorso anno, “1:12 per salari equi”, che aveva l’obiettivo di porre un tetto allo stipendio dei manager alto massimo 12 volte quello dei dipendenti: esaltazione dei media italiani, della sinistra e dei grillini, seguita dalla delusione per la bocciatura sancita dagli svizzeri. Ci sono stati casi in cui sono passati referendum “di destra”, come quello del 2009 con cui gli svizzeri hanno deciso di vietare la costruzione di minareti o quello di febbraio di quest’anno con cui hanno deciso di limitare l’aumento dell’immigrazione (ma in maniera meno automatica rispetto al quesito di questo fine settimana). Ci sono stati referendum “di sinistra” come appunto quest’ultimo contrario a un blocco pressoché totale dell’immigrazione, quello del maggio scorso contro l’acquisto di 22 caccia Gripen (l’equivalente dei nostri F35).

E così di volta in volta gli svizzeri vengono bollati dagli osservatori esterni come “razzisti” quando decidono di frenare l’immigrazione e “civili” quando votano contro il blocco totale, “pacifisti” quando votano contro l’acquisto dei caccia e “guerrafondai” quando invece votano contro il divieto di esportare armi (2009) o per la libertà di tenere in casa armi da guerra (2011), “attenti all’equità” quando nel danno un colpo ai super-bonus dei manager stabilendo che le retribuzioni devono essere decise dagli azionisti e non dal cda (2013) e “amici degli evasori” quando votano a favore dell’amnistia fiscale e del regime forfettario (2014). La realtà è che gli svizzeri in maniera pragmatica, valutando bene i costi e i benefici, conoscono prima di deliberare e usano la democrazia come una palestra per imparare a decidere su possibili alternative più che come un’arena in cui azzannarsi con gli avversari.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.