Economia, Politica
Passos dopo Passos. L’austerity ha vinto anche in Portogallo, ma non in Grecia. Possibili spiegazioni

Passos dopo Passos. L’austerity ha vinto anche in Portogallo, ma non in Grecia. Possibili spiegazioni

Pubblicato su Il Foglio sabato 3 ottobre

Quando tra il 2009 e il 2011 esplode la crisi dei debiti sovrani, Grecia e Portogallo si trovano più o meno nelle stesse condizioni: deficit in doppia cifra, debito pubblico fuori controllo, governi socialisti crollati sotto il peso delle proprie politiche espansive. E poi il salvataggio da parte della Troika (Bce, Commissione europea e Fmi) in cambio dell’accettazione di un drastico programma di “aggiustamento fiscale”, ovvero austerity, attraverso tagli a spesa, welfare e pensioni, liberalizzazioni, privatizzazioni e aumento delle tasse per ripianare il deficit insostenibile. Che il metodo sia in grado di generare un miglioramento dell’economia, se ben condotto, lo dimostra più di tutti il caso spagnolo: ieri l’agenzia americana Standard & Poor’s ha alzato il rating della Spagna a BBB+ da BBB, vista la performance economica favorita dalle riforme, in primis quella del mercato del lavoro. Il rating italiano è più basso di due “scalini” (BBB-) e verrà rivisto da S&P’s il 13 novembre.

Ma tornando ai percorsi a Grecia e Portogallo, c’è una ragione politica che può spiegare la divergenza: il diverso grado di clientelismo, come spiega uno studio multidisciplinare pubblicato dal Journal of European Public Policy. La Grecia s’è avvitata in una crisi senza precedenti, è passata da un bailout all’altro (ora siamo al terzo) sporgendosi sull’orlo del precipizio con la chiusura delle banche, ha visto collassare il sistema partitico nato dopo la dittatura e vissuto un periodo di forte instabilità politica con 4 elezioni politiche, un referendum e 3 diversi governi. Il Portogallo in un certo senso è l’antitesi della Grecia. Nel periodo di maggiore crisi, quello del conservatore Pedro Passos Coelho, è stato il primo governo di coalizione in 40 di democrazia portoghese a resistere per l’intera legislatura, ha condotto il paese fuori dal piano di assistenza da 78 miliardi della Troika evitando un secondo programma di aiuti, e ora l’economia dà segnali positivi: il pil cresce oltre l’1,5 per cento, la disoccupazione è in calo e il deficit sta rientrando.

Domani si vota per il rinnovo del Parlamento e nei sondaggi la coalizione di governo, riunita nella lista “Avanti Portogallo”, è data in vantaggio sul Partito socialista di Antonio Costa. Passos Coelho potrebbe essere il primo premier figlio della Troika (“l’allievo prediletto”, secondo molti in patria e fuori) a essere rieletto dopo la terapia d’austerity. I socialisti di Costa, dopo essere stati a lungo in testa i sondaggi per aver cavalcato le proteste contro l’austerity, sono costretti a rincorrere anche a causa del fallimento in Grecia di Alexis Tsipras, che i socialisti avevano indicato come modello. “Quando non ci sono più soldi, non ci sono alternative all’austerity”, ha detto Passos Coelho, mettendo in guardia gli elettori da un ritorno alle politiche lassiste “tax and spend” dei socialisti. Le misure impopolari del governo hanno permesso di mettere a posto i conti, ma, al contrario di quanto accaduto in Grecia, in Portogallo c’è stata una riconversione del sistema economico, con le imprese che si sono attrezzate per conquistare i mercati esteri e oggi l’export vale il 40 per cento del pil del paese, 10 punti in più rispetto al 2010.

Ma com’è possibile che due paesi in condizioni più o meno simili abbiano reagito alla crisi in maniera così diversa? Secondo uno studio di tre economisti greci e portoghesi – Alexandre Afonso, Sotirios Zartaloudis e Yannis Papadopoulos – la risposta dipende dal diverso sistema politico e dal differente livello di clientelismo, più alto in Grecia che in Portogallo. L’intreccio tra partiti e sindacati, politica e industria, l’elargizione di impieghi nella pubblica amministrazione e la tutela d’interessi particolari attraverso le risorse pubbliche su cui si basa il sistema politico greco, rende impossibile per i partiti il sostegno aperto alle politiche d’austerity. “Il clientelismo di massa ha portato i partiti greci a fare sistematicamente promesse eccessive, e gli elettori ad avere aspettative eccessive, e quando queste promesse sono state tradite è scoppiata una rabbia brutale”. In questo senso Syriza e Tsipras, più che il fenomeno rivoluzionario della politica, non sono stati altro che il tentativo estremo della società greca di far sopravvivere un sistema in cui partiti ed elettori potevano continuare ad alimentare reciprocamente promesse ed illusioni, senza preoccuparsi del costo. “In Portogallo invece i partiti non hanno promesso tanto e gli elettori non si sono aspettati granché”. La strategia di Lisbona ha dato buoni risultati sul piano economico e forse, domenica, pagherà anche alle urne.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.