Cultura, Economia, Politica

Pubblicato su Il Foglio 13 febbraio

Una delle prime uscite ufficiali internazionali da neopresidente è stata al World Economic Forum, dove l’Argentina mancava da 12 anni per volere dei suoi predecessori, i coniugi Kirchner. A Davos Mauricio Macri ha fatto un’ottima impressione per le sue idee, per i suoi progetti liberali in economia e per l’impatto che la sua leadership può avere su un’America Latina che necessita di riforme radicali. Il ritorno dell’Argentina a Davos mostra la fine di un ciclo – quello socialista iniziato con la vittoria di Hugo Chávez nel 1999 in Venezuela e poi allargatosi in tutto il Sud America con i Kirchner in Argentina, Lula e Rousseff in Brasile, Evo Morales in Bolivia – e simbolicamente fa da contraltare alla presenza di Chávez al World Social Forum di Porto Alegre, la Davos no-global e anti-capitalista. E’ presto per dire se Macri avrà sulla regione un effetto pari a quello prodotto dal caudillo venezuelano, ma dalle prime mosse il nuovo presidente argentino sembra intenzionato a giocare un ruolo fuori dai confini nazionali, sia per il nuovo tipo di rapporto più disteso con gli Stati Uniti e il Regno Unito (Macri si è incontrato anche con David Cameron, cercando di tenere la questione Falklands/Malvinas sullo sfondo), sia per il continuo riferimento alla difficile situazione del Venezuela. Macri si è fatto portavoce a Davos dell’opposizione venezuelana chiedendo la liberazione dei prigionieri politici, come peraltro aveva già fatto nell’ambito del Mercosur, chiedendo l’applicazione della clausola democratica e la sospensione del Venezuela: “In tutte le sedi internazionali in cui andrò nei prossimi mesi, parlerò della crisi venezuelana” ha promesso. Leggi tutto

Cultura, Politica

Proviamo a fare una riflessione un po’ seria sulla paternità di Nichi Vendola. Il modo in cui è diventato genitore mi lascia turbato, è una cosa che non mi piace e che istintivamente rifiuto, ma non per questo mi sento di condannarlo. Ci sono tante cose che non farei e non per questo penso che siano da vietare o che sia una persona indegna chi le fa. Ci sono anche cose che trovavo ripugnanti e pensavo di non dover mai fare, tipo mangiare una pizza surgelata, che invece si è dimostrata una specie di salvavita quando sono venuto come studente universitario a Milano.

Alla fine, razionalmente, non mi pare che Vendola e il compagno abbiano violato i diritti di qualcuno: le donne “sfruttate e mercificate” che hanno ceduto l’ovulo e la gestazione lo hanno fatto volontariamente e consapevolmente, probabilmente in cambio di denaro, ma la sostanza non cambiava se l’avessero fatto gratuitamente (non ho mai capito in base a quale ragionamento logico una cosa sia giusta e accettata quando è gratuita, mentre diventa illecita e immorale se in mezzo ci passano i soldi). Si parla di una violazione dei diritti del bambino, ma è difficile dirlo: primo perché il bambino non ha diritti né volontà prima del concepimento, secondo perché quello è l’unico modo e l’unica combinazione attraverso cui quel bambino può nascere, quindi per lui l’alternativa non è tra avere una mamma-e-un papà o due papà-una madre biologica-e-una gestante, ma è tra nascere e non nascere (e quindi è legittimo presumere che avrebbe scelto la prima). D’altronde anche nel caso dei figli dei single i bambini non scelgono di nascere senza uno dei due genitori.

Se c’è però una cosa immorale in Nichi Vendola è il fatto che abbia costruito la sua carriera politica e per anni abbia aggredito i suoi avversari politici con la retorica marxista della “reificazione”, della “mercificazione”, dei poveri sfruttati dai ricchi che soddisfano i desideri comprando tutto, sulla denuncia dello sfruttamento del corpo della donna, sugli attacchi al “berlusconismo” che ha plasmato la donna-oggetto, sulla denuncia della figura della “velina” (che non si sa perché sia più indegna della gestante per altri). Insomma, si spera che adesso Vendola si ritiri dalla politica, non ci ammorbi più con le sue prediche da sepolcro imbiancato e si goda la paternità neoliberisticamente, con il tesoretto e la pensione conquistati in una carriera basata sull’anti-liberismo e la critica alla società globalista, individualista e consumista. Alla fine il neoliberismo vince sempre sull’invidia e sull’odio

Cultura, Politica

Pubblicato su Il Foglio mercoledì 17 febbraio

“La campagna per l’election day è una battaglia di democrazia. In gioco non c’è solo la tutela dell’ambiente minacciato dalle trivelle”, nell’intervista sul Fatto quotidiano Alberto Lucarelli, costituzionalista ed ex assessore ai beni comuni con de Magistris a Napoli, lancia l’allarme sulla deriva autoritaria. Se il referendum No-Triv non verrà accorpato alle elezioni amministrative vorrà dire che è a rischio la democrazia: “È un nodo serio, tenendo conto che l’Italicum porta di fatto al premierato e quindi a una democrazia della maggioranza”. Il monito del professore napoletano è solo l’ultimo in ordine di tempo di una lunga serie di allarmi lanciati negli ultimi due anni per salvare l’Italia dalla deriva autoritaria (per chi avverte un lento scivolamento antidemocratico) o dalla svolta autoritaria (per chi invece nota un cambio di direzione repentino). Se ci sono divisioni sulla traiettoria del moto non ce ne sono però sulla destinazione, che è appunto l’autoritarismo. Leggi tutto

Cultura

Pubblicato su Il Foglio venerdì 12 febbraio

“Per un ricercatore la cosa più importante è la reputazione e queste sanzioni restano nei fascicoli. È una pagina dolorosa, ma non si poteva decidere diversamente”. Gaetano Manfredi, il rettore della Federico II di Napoli, parla delle sanzioni comminate al professor Federico Infascelli e al suo gruppo di ricerca per le gravi violazioni in alcuni studi che puntavano a sostenere la pericolosità dei alcuni mangimi Ogm (organismo geneticamente modificati). Dopo la segnalazione delle scorrettezze da parte della senatrice a vita Elena Cattaneo, il rettore ha convocato una commissione di esperti esterni che dopo due mesi di indagini e di verifica ha “bocciato” duramente le pubblicazioni e i loro autori: sono presenti “violazioni molto gravi”, consistenti nella manipolazione di diverse foto, con la “volontà di fabbricare un risultato sperimentale non esistente”. Leggi tutto

Politica

Pubblicato su Il Foglio mercoledì 10 febbraio con il titolo
Così il ddl Cirinnà insinua lo stato nelle camere da letto (e da pranzo) degli italiani

Il ddl Cirinnà affronta alcuni problemi reali di persone che chiedono una risposta, ma lo fa in maniera confusa: garantisce alcuni sacrosanti diritti che potrebbero essere riconosciuti anche senza un’unione formale e introduce un nuovo istituto, l’unione civile, molto simile al matrimonio ma di rango inferiore. Sarebbe stato preferibile, anche per evitare di ritornare prossimamente con gli stessi dibattiti sul tema, fare una battaglia aperta per il ‘matrimonio gay’ o per l’estensione dell’istituto matrimoniale alle coppie omosessuali e sottoporlo a referendum (visto che tra l’altro le forze politiche, lasciando libertà di coscienza ai parlamentari, non sono in grado di svolgere pienamente la funzione rappresentativa). Leggi tutto

Economia, Politica

Pubblicato su Il Foglio domenica 7 febbraio

A Caracas sono abituati a un governo che denuncia cospirazioni un giorno sì e l’altro pure, ma il complotto del dentifricio non si era mai sentito. Il Venezuela si trova di fronte a un collasso economico di proporzioni epocali, che rischia di trasformare una crisi economica in un’emergenza umanitaria. Il Fondo monetario internazionale parla di una contrazione del pil di circa il 10 per cento e di un’inflazione fuori controllo, che per quest’anno dovrebbe raggiungere il 720 per cento. Tutto questo mentre il prezzo del petrolio, su cui si basa l’economia venezuelana e che conta per oltre il 95 per cento dell’export, è crollato ai minimi e la produzione petrolifera si è contratta di un quarto dall’avvento del chavismo. Insomma, il Socialismo del XXI secolo instaurato da Hugo Chávez e proseguito dal suo delfino Nicolás Maduro ha finito la benzina persino nel paese con le più grandi riserve petrolifere al mondo. I mercati sono ormai persuasi del fatto che Caracas sia a un passo dal default formale, mentre la bancarotta sostanziale sia economica che politica è evidente nelle lunghe file davanti ai negozi e negli assalti ai supermercati a causa della mancanza cronica di beni essenziali, dalle medicine al cibo passando per i prodotti igienici. Leggi tutto

Cultura, Politica

Pubblicato su Il Foglio venerdì 5 febbraio

Metti un incontro nel cuore della democrazia rappresentativa, la Camera dei Deputati, per un’intervista (pubblicata su Repubblica) sul futuro del continente tra un giornalista-filosofo e una politica che sente il peso delle sofferenze dell’umanità. Così nasce “Eurotopia”, un’agghiacciante distopia partorita dalle menti di Laura Boldrini ed Eugenio Scalfani, ma che sarebbe la trama perfetta di un romanzo di George Orwell o Philip Dick. Leggi tutto

Cultura, Politica

Pubblicato su Il Foglio martedì 2 febbraio

“Oggi con la massima umiltà vi comunico che non sarò presente sulla griglia di partenza per la stagione di Formula 1 2016”. Pastor Maldonado, il pilota venezuelano ex Lotus e ora alla Renault, ha annunciato che non correrà la prossima stagione. La Formula 1 senza Pastor sarà un posto più povero. Perderà la vivacità di un pilota che rendeva le corse meno soporifere con i suoi spettacolari incidenti e fuori pista talmente frequenti che erano nati siti web e account twitter per conservare ad imperitura memoria ogni suo schianto. Basta farsi un giro su Youtube tra le tante crash compilation in suo onore per capire che razza di pilota era Maldonado.

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Economia, Politica

Pubblicato su Il Foglio martedì 2 febbraio con il titolo
I gomblotti pugliesi

“Contro l’abbassamento dei dazi sull’olio tunisino deciso dall’Unione Europea, da Foggia comincia la guerra pugliese dell’olio”. Con un vocabolario che ricorda la “battaglia del grano” e la retorica autarchica del ventennio, il presidente della Puglia Michele Emiliano ha deciso di spostarsi sul folto fronte sovranista, dove già fanno caciara la Lega di Matteo Salvini e il M5s di Di Maio e Di Battista che accusano gli europarlamentari italiani che hanno votato a favore del provvedimento di essere “traditori” della patria. Ma Emiliano si spinge oltre le colonne d’Ercole del populismo grillin-leghista per navigare nel mare aperto del complottismo, arrivando a sostenere che l’agevolazione a un paese islamico in lotta contro il terrorismo è solo un pretesto: “Nessuno crede alla panzana dell’aiuto alla Tunisia, ma solo all’intento di abbattere l’olivicoltura italiana”. Naturalmente gli autori dell’aggressione sarebbero le “multinazionali dell’agricoltura” che si sentono “ostacolate dalla biodiversità olivicola pugliese”, ma per fortuna i pugliesi possono contare in questa aspra pugna su un valente condottiero come Emiliano: “Travolgeremo tutti coloro che con la scusa della lotta a terrorismo e xylella vogliono comprare i nostri oliveti a quattro soldi”. Spezzeremo le reni alle multinazionali, dice il presidente. Leggi tutto

Economia, Politica

Pubblicato su Il Foglio giovedì 28 gennaio

Era difficile immaginare che una proposta del genere sarebbe partita da Milano e per giunta dalla custode dei conti della città. Ma in campagna elettorale il populismo arriva nei posti più impensabili e diventa un’arma formidabile in mani insospettabili. Così Francesca Balzani, vicesindaco e assessore al Bilancio della giunta Pisapia e ora candidata a sindaco nelle primarie del centrosinistra, si è trasformata, seppure in modi più sobri e urbani, in Cetto La Qualunque: “Mezzi pubblici gratis per tutti”. O meglio, l’offerta è limitata a tram e bus: “Voglio arrivare alla gratuità di tutti i mezzi pubblici di superficie. Bisogna ripensare il trasporto pubblico locale nell’ottica della città metropolitana”. Giuseppe Sala, l’altro candidato favorito, l’accusa di “demagogia” e risponde con una battuta: “Perché non anche, per equità, cappuccino e brioche per chi prende la metropolitana?”. Ma la Balzani replica che la sua è una promessa realizzabile perché “i mezzi di superficie sono quelli con l’impatto più ridotto in termini di entrate”. Leggi tutto

Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.