Cultura, Economia
Olio di palma: l’olio straniero che ruba il lavoro ai grassi italici

Olio di palma: l’olio straniero che ruba il lavoro ai grassi italici

Pubblicato su Strade martedì 20 aprile con il titolo
L’olio di palma e il tic protezionista di Lubrano

Su Strade Giordano Masini è stato profetico: tenete d’occhio la campagna contro l’olio di palma, l’ultima battaglia che usa la tutela dell’ambiente e della salute, insieme a concetti vaghi e misteriosi come la “sovranità alimentare”, per mascherare (ma neppure tanto) il solito tic protezionista. Nemmeno a farlo a posta, il giorno dopo, a scendere in campo lancia in resta contro l’olio di palma è Antonio Lubrano, volto storico della trasmissione di Rai3 “Mi manda Lubrano” (che poi diventò “Mi manda Rai3”) e difensore dei consumatori per eccellenza, che qualche giorno fa sull’inserto milanese del Corriere della Sera si schiera a favore della petizione che vuole fermare “l’invasione dell’olio di palma”.

“La ragione è che questo grasso tropicale sta provocando la distruzione di troppe foreste. Al loro posto immense piantagioni di palme da olio”, e alle preoccupazioni per l’ambiente si aggiungono quelle per la salute: “C’è chi si chiede poi se ‘il palma’ faccia male alla salute. No, rispondono gli esperti, ma solo se assunto a piccole dosi”. Lapalissiano: l’olio di palma non è dannoso per la salute quando è assunto come elemento di una dieta bilanciata e moderata. In realtà, ciò vale per qualsiasi altro prodotto alimentare e soprattutto per qualsiasi possibile sostituto del palma (si pensi ad esempio al burro). Ingozzarsi di merendine e mangiare cioccolata spalmabile a cucchiaiate fa male, come abusare di bibite gassate, salumi bio, formaggi igp e vini docg, ma tutto questo riguarda l’educazione alimentare, non l’olio di palma, il vino o i formaggi.

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Eppure, nel suo articolo, Lubrano prosegue ignorando l’opinione degli esperti e accusando invece l’olio di palma di avvelenare persone e di danneggiare l’ambiente. Tanto è attraente questa tesi, che ormai sono oltre 100mila le sottoscrizioni alla petizione che chiede di escludere da tutte le mense, appalti, forniture e distributori automatici pubblici gli alimenti contenenti olio di palma. Non solo, il bando dal suolo patrio dell’olio straniero che ruba lavoro agli olii e ai grassi italici è finito anche in Parlamento, una battaglia a costo zero che promette facili consensi non poteva non essere cavalcata da qualche fazione politica.

Prima di esprimere giudizi e soprattutto prima di legiferare sarebbe però il caso di approfondire meglio la questione e capire di cosa si sta parlando. L’olio di palma è molto diffuso nell’industria alimentare, è presente nella crema di cioccolato più famosa al mondo, in gran parte di prodotti da forno, biscotti, merendine e snack ed ha avuto negli ultimi anni un larghissimo utilizzo per alcune caratteristiche come la consistenza, la fragranza, la neutralità del gusto e per il costo relativamente basso. Queste qualità hanno permesso all’industria alimentare di sostituire l’olio di palma ai grassi idrogenati che prima venivano generalmente adoperati. Questo ad esempio è un aspetto completamente trascurato dai critici: non è molto utile dire che qualcosa faccia male alla salute se non si considerano le alternative. Non è neppure utile dire che l’olio di palma fa male alla salute se assunto in grandi quantità, perché anche l’acqua assunta oltre una certa misura può essere letale. È la dose che fa il veleno.

Considerare le alternative è necessario anche che quando si parla della questione ambientale. È vero che sono stati disboscati pezzi di foresta, ma al loro posto non ci sono piloni di cemento, bensì, come dice lo stesso Lubrano, “immense piantagioni di palme da olio” che sono comunque alberi. Se non ci fossero coltivazioni di palme non è affatto detto che al loro posto ci sarebbero ancora foreste vergini, ma è probabile che ci sarebbero altre coltivazioni intensive, a meno che qui in Occidente, dove da secoli abbiamo trasformato la natura e disegnato il paesaggio con le coltivazioni diventate caratteristiche, si sia convinti di avere il diritto di vietare ai paesi in via di sviluppo di sfruttare una risorsa che li sta facendo uscire da condizioni di miseria e povertà. Se la questione non è il diritto a produrre, ma la sostenibilità della produzione, non si può non considerare che l’olio di palma prodotto rispettando alcuni criteri di sostenibilità ambientale è la soluzione più credibile per rispondere alla crescente richiesta mondiale di oli vegetali. La coltivazione della palma è economica, altamente produttiva e necessita di meno risorse energetiche e naturali: occupa meno superfici di coltivazione rispetto ad altri olii vegetali, consuma meno acqua e produce meno emissioni di CO2. Paesi come la Malesia, che ha adottato una nuova certificazione di sostenibilità dell’olio di palma (MSPO), stanno offrendo un modus operandi che l’Italia e l’Europa dovrebbero sostenere positivamente.

Protestare contro il nuovo capro espiatorio e chiedere che venga bandito dai nostri biscotti serve a raccogliere firme, alimentare indignazione eco-sostenibile da social network e nel caso dei politici racimolare qualche applauso, ma è inutile ad affrontare i problemi e a risolverli scegliendo tra le alternative possibili. Insomma, caro Lubrano, stavolta ci vuoi mandare fuori strada.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.