Economia, Politica
Non i pensionati, sono i giovani che “hanno già dato”

Non i pensionati, sono i giovani che “hanno già dato”

“I pensionati hanno già dato”, canta il coro polifonico della politica quando si parla di riforma delle pensioni. Ma prima di tirare conclusioni così nette sarebbe corretto farlo a ragion veduta, dopo aver dato un’occhiata ai numeri. Negli ultimi giorni è stato pubblicato il rapporto dell’Ocse sulle pensioni che mostra come la pressione contributiva (33% del salario) e la spesa pensionistica (circa il 16% del pil, il doppio della media Ocse) dell’Italia siano tra le più alte al mondo: sul totale della spesa pubblica circa un terzo, un euro su tre, se ne va in pensioni. Quando si afferma che “i pensionati hanno già dato” si sta in realtà decidendo di non considerare quelli che stanno dando. Si tratta delle persone più giovani che lavorano e sopportano una pressione contributiva monstre per pagare pensioni a chi in realtà non ha mai dato (visto che spesso percepisce assegni retributivi totalmente sconnessi dai contributi versati) e in cambio riceveranno assegni molto più bassi di quelli incassati dai pensionati attuali, come ha recentemente evidenziato il presidente dell’Inps Tito Boeri.

Leggi l’editoriale su Il Foglio

 

Il nefasto effetto redistributivo di una spesa pubblica così congegnata è messo nero su bianco nell’ultima indagine sui “Bilanci delle famiglie italiane” appena pubblicata dalla Banca d’Italia. Nel rapporto si vede come dal 1995 a oggi il reddito medio dei pensionati è aumentato di circa il 15%, più di ogni altra categoria, siano essi autonomi o dipendenti (per quest’ultimi il reddito è addirittura calato).

Questo divario è ancora più impressionante se si prende in considerazione la ricchezza media: “Negli ultimi venti anni – scrive la Banca d’Italia – i divari di ricchezza tra i più giovani e i più anziani si sono progressivamente ampliati”. Ovviamente c’è una naturale differenza di ricchezza tra chi ha risparmiato per tutta la vita e chi ha da poco iniziato a lavorare, ma è la variazione e non il valore assoluto che in questo caso è rilevante: dal 1995 a oggi la ricchezza degli under 34 si è ridotta del 60%, mentre nello stesso arco di tempo quella degli over 65 è aumentata del 60% (l’unica fascia di età più ricca di 20 anni fa). È lampante che questo sistema di welfare, composto da un’elevata pressione fiscale e contributiva da un lato e da un’enorme spesa pubblica pensionistica dall’altro, crea enormi squilibri intergenerazionali e soffoca le possibilità di lavoro e risparmio delle giovani famiglie.

In questo senso è meritoria l’azione di trasparenza che sta portando avanti il presidente Boeri sui conti dell’Inps anche attraverso iniziative come la “busta arancione”, come è positiva la sua idea di ricalcolare le pensioni più alte erogate con il metodo retributivo (ovvero non coperte integralmente dai contributi versati). Ma non lo è la sua proposta di utilizzare quelle risorse per garantire un reddito agli over55 disoccupati, perché è ancora immerso nell’ottica di un welfare orientato verso i più anziani che trasformerebbe la spesa pensionistica in prepensionamenti. Inoltre quando Boeri propone sussidi di disoccupazione per gli over 55 sembra ignorare i dati dell’Istat che invece mostrano come nell’ultimo anno il numero degli occupati nella fascia 35-49 anni sia diminuito di 175mila unità, mentre è aumentato di 226mila tra gli over 50. Se c’è qualcuno che “ha già dato” e sta ancora dando sono le giovani generazioni, ma nessuno sembra rendersene conto.

Related Posts

Comments are closed.

Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.