Economia, Politica
Non esistono corse gratis

Non esistono corse gratis

Pubblicato su Il Foglio giovedì 28 gennaio

Era difficile immaginare che una proposta del genere sarebbe partita da Milano e per giunta dalla custode dei conti della città. Ma in campagna elettorale il populismo arriva nei posti più impensabili e diventa un’arma formidabile in mani insospettabili. Così Francesca Balzani, vicesindaco e assessore al Bilancio della giunta Pisapia e ora candidata a sindaco nelle primarie del centrosinistra, si è trasformata, seppure in modi più sobri e urbani, in Cetto La Qualunque: “Mezzi pubblici gratis per tutti”. O meglio, l’offerta è limitata a tram e bus: “Voglio arrivare alla gratuità di tutti i mezzi pubblici di superficie. Bisogna ripensare il trasporto pubblico locale nell’ottica della città metropolitana”. Giuseppe Sala, l’altro candidato favorito, l’accusa di “demagogia” e risponde con una battuta: “Perché non anche, per equità, cappuccino e brioche per chi prende la metropolitana?”. Ma la Balzani replica che la sua è una promessa realizzabile perché “i mezzi di superficie sono quelli con l’impatto più ridotto in termini di entrate”.

Sarà anche concreta, ma per adesso si tratta solo di una boutade dato che nel suo programma (come peraltro anche in quello di Sala) non c’è un solo numero o dato quantitativo in alcun punti. E non si tratta certo di un dato trascurabile, sia perché tutti dovrebbero essere consapevoli che non esistono corse gratis, neppure in tram, sia perché la conseguenza più frequente dei servizi gratuiti offerti dal pubblico è che finiscono per costare di più di quando sono a pagamento. Secondo le stime di Pierfrancesco Maran, assessore ai Trasporti nella stessa giunta della Balzani ma sostenitore di Sala, il costo della gratuità dei mezzi di superficie è superiore ai 200 milioni di euro l’ anno, “stiamo parlando di una cifra nettamente superiore ai costi futuri di M4 (la linea metropolitana) e forse pure di una eventuale M6. Stiamo parlando del 6/7 per cento del bilancio comunale!”.

Chissà cosa ne pensa Francesco Giavazzi, supporter della Balzani che da anni dalle colonne del Corriere della Sera tuona contro il socialismo municipale e l’inefficienza dei sussidi pubblici. Di certo sarà saltato sulla sedia un altro sostenitore della Balzani, il professor Marco Ponti, che insegna economia dei trasporti al Politecnico di Milano e che ha appena pubblicato per l’Istituto Bruno Leoni un libro scritto con Stefano Moroni e Francesco Ramella sugli “sperperi e abusi nel settore dei trasporti” intitolato “L’arbitrio del principe”. Nel libro, presentato ieri alla biblioteca del Senato, vengono ribaltati alcuni assunti dati per scontati quando si parla di mezzi pubblici: l’idea che il trasporto pubblico favorisca sempre i più deboli, che sia sempre più rispettoso dell’ambiente, che riduca sempre la congestione stradale, “miti che portano a un eccesso di spesa pubblica in direzioni in cui non esiste una reale domanda e necessità”.

Insomma, l’idea alla base dei tram gratis alla fine presenta conti salati. E d’altronde è ciò che accade quotidianamente nell’attuale sistema di trasporto pubblico locale, che macina perdite su perdite proprio a causa dei ricavi per chilometro tra i più bassi d’Europa. In Italia, dove il prezzo del biglietto è tra i più bassi del continente, il costo coperto dai passeggeri è meno del 30 per cento del totale. Nel Regno Unito, che pure la Balzani cita come modello, questa percentuale è superiore all’80 per cento, in Germania al 60, in Svezia al 50, Francia al 40. E ovviamente tutti hanno costi operativi e del personale inferiori: “Far andare un autobus costa allo stato molto di più che in altri paesi europei e abbiamo le più basse tariffe del continente, il che la dice lunga sulla voragine vera del settore perché i biglietti coprono solo il 30 per cento dei costi”, è l’analisi ancora attuale di Ponti.

Gli sprechi del trasporto pubblico locale sono stati anche un capitolo importante del lavoro del commissario alla revisione della spesa pubblica, Carlo Cottarelli: “Per effetto delle inefficienze e dell’inadeguatezza dei ricavi, il settore sopravvive solo grazie a massicci trasferimenti di denaro  pubblico, 6-7 miliardi l’anno, anche se questo non basta a evitare perdite”. E infatti le aziende pubbliche del settore, oltre all’enorme massa di sussidi, riescono a fare anche deficit per 1 miliardo (solo l’Atac di Roma fa 300 milioni di perdite). Naturalmente la soluzione proposta da Cottarelli, che poi è la stessa di Ponti, è quella di agire da un lato sulla riduzione dei costi e dall’altro sull’aumento di biglietti e abbonamenti, anche perché tariffe così basse sono di fatto un sussidio ai turisti e a chi è abbastanza ricco da potersi permettere di pagare il costo reale delle corse. Il contrario dei mezzi gratuiti per tutti.

Tra l’altro, spreco di soldi pubblici a parte, il “tram gratis” della Balzani uscirebbe fuori dai binari della riforma dei servizi pubblici locali del ministro Marianna Madia, che nella bozza prevede proprio uno spostamento del peso dei costi dalla fiscalità generale a chi usufruisce del servizio. L’obiettivo della riforma è far salire la quota dei costi coperti dai passeggeri dal 30 al 40 per cento in generale, mentre per le città metropolitane come Milano la percentuale dovrebbe salire al 50 per cento. Questo vuol dire che per mantenere la sua promessa la Balzani dovrebbe far pagare il biglietto di chi va in tram e autobus a chi prende la metropolitana.

Il tram gratuito non è l’unica idea balzana della candidata del centrosinistra in tema di trasporti: l’attuale vicesindaco ha in mente anche un “prezzo calmierato a 10 euro per tutte le donne sole che prendono il taxi dopo le 24”. Sussidi anche per i tassisti. C’era una soluzione per i prezzi elevati dei taxi che funzionava ed era UberPop, che in campagna elettorale nessuno si sogna neppure di nominare. Alla tecnologia l’arbitrio del Principe preferisce il populismo dell’equo-taxi, che al “chi consuma paga” sostituisce il “paga chi non consuma”: Pantalone.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.