Cultura
Matera Capitale europea della Cultura. Capovolta anche la sorte

Matera Capitale europea della Cultura. Capovolta anche la sorte

Pubblicato su Libero sabato 18 ottobre

Era la favorita e ha vinto. Sarà Matera la Capitale europea della Cultura 2019, con 7 voti su 13 ha battuto le altre cinque finaliste Siena, Lecce, Cagliari, Perugia e Ravenna. Forse è sbagliato dire “battuto”, perché come ha commentato il presidente della giuria internazionale Steve Green: “C’è stato un vincitore, ma nessun perdente”. La città ha accolto la notizia in piazza San Giovanni, dove migliaia di persone si sono incontrate sotto il maxischermo e hanno esultato per un riconoscimento che è anche il simbolo di un riscatto. “Forse non poteva che essere così – dice Marta Ragozzino, soprintendente alla cultura e, insieme al sindaco Salvatore Adduce e a Paolo Verri, uno degli artefici del successo – è stato riconosciuto un lavoro di squadra che ha coinvolto una comunità. La candidatura, che ha come parola chiave “Open future”, un futuro aperto per tutti, nasce dalla storia antica di questa città, fatta di rovesciamenti, capovolgimenti e di un destino ribaltato”. Che Matera sia una città sottosopra se n’erano accorti gli antichi che nel visitare queste rocce abitate sin dal neolitico guardavano con occhi increduli i Sassi, un ammasso di case, grotte, cisterne e stalle una sopra all’altra, al contempo pavimento per chi è sopra e tetto per chi è sotto, con i giardini pensili sui tetti delle dimore dove spesso venivano seppelliti i defunti. I vivi sotto e i morti sopra. Tutto è capovolto, come l’effetto che facevano i Sassi all’imbrunire, quando gli abitanti accendevano i lumi fuori dalle case, e a chi guardava lo spettacolo dall’alto sembrava di vedere un cielo stellato sotto i piedi.

Ma qui, dove tutto è capovolto, l’impresa più grande è stata quella di ribaltare il destino e l’immagine della città. Questo paesaggio aspro, dominato dai Sassi, due mezzi imbuti con al centro uno sperone roccioso, la Civita, che a Carlo Levi ricordava l’Inferno di Dante Alighieri, per lungo tempo è stato un simbolo di arretratezza, miseria e di una cultura primordiale. È Levi nel dopoguerra con Cristo si è fermato a Eboliil romanzo sui suoi anni di confino in Basilicata durante il fascismo, a raccontare all’Italia le condizioni socio-culturali di questa gente, “Una diversa civiltà, fuori dalla Storia e della Ragione progressiva, antichissima sapienza e paziente dolore”. Anni dopo quella stessa civiltà è l’oggetto dello studio sul campo dal sociologo americano Edward Banfield che conia il concetto di “familismo amorale” per indicare le cause ragioni culturali di quella miseria. Sono gli anni in cui Matera è conosciuta in Italia come “vergogna nazionale”, per le precarie condizioni igienico-sanitarie in cui gli abitanti vivevano nei Sassi. Nell’Italia del boom economico il governo De Gasperi risolve la questione svuotando i Sassi e trasferendo la popolazione in nuovi quartieri. Ma il legame ancestrale con i Sassi viene pian piano recuperato e quelle case-stalle che una volta erano il simbolo della vergogna diventano il simbolo del riscatto: cinquant’anni dopo dalla “cacciata” i Sassi vengono dichiarati “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco e diventano luogo d’attrazione per i turisti di tutto il mondo. Matera capovolge il suo destino e vent’anni dopo viene nominata Capitale europea della Cultura, dimostrando quanto possano essere fertili queste rocce.

“Al fondo ci sono grandi progetti – continua Marta Ragozzino – tutti nati dalla creatività locale. Non miriamo solo al 2019, questo è un percorso che parte da adesso e va oltre, unisce 131 comuni di tutta la regione e dà centralità a un territorio defilato, considerato marginale”. In effetti Matera ha vinto nonostante un deficit infrastrutturale rispetto ad altre candidature, non c’è una stazione ferroviaria, non arriva l’autostrada, l’aeroporto è a Bari. Ma il richiamo e il fascino di quella che è stata la Gerusalemme di molti registi, da Pier Paolo Pasolini a Mel Gibson, è stato irresistibile. Questa vittoria aiuterà Matera a uscire fuori da una marginalità culturale più che geografica e soprattutto in Italia, visto che la città e la sua storia attirano più l’interesse dei turisti stranieri che dei compatrioti. La nomina di Capitale europea della cultura europea forse servirà a far conoscere la città più in Italia che all’estero. Anche in questo Matera è sottosopra.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.