Cultura, Economia
Libertà economica e fuga dalla povertà: la lezione di Deirdre McCloskey e Angus Deaton

Libertà economica e fuga dalla povertà: la lezione di Deirdre McCloskey e Angus Deaton

Pubblicato su Strade mercoledì 14 ottobre

Gli economisti, a partire da Milton Friedman che ha reso popolare il motto, insegnano che “non esistono pasti gratis”. Ma, secondo Deirdre McCloskey, se c’è qualcosa di simile a un lungo e abbondante pasto gratis è proprio quello che abbiamo avuto la fortuna di ricevere noi seduti nel posto e nel momento giusto del tavolo della storia .

Si tratta dei frutti ricevuti in dono dalla rivoluzione capitalista, di cui la storica dell’economia statunitense ha descritto la genesi e i risultati nella monumentale trilogia “The Bourgeois Era” (è in prossima uscita The bourgeois equality, il terzo volume dopo The bourgeois virtues e The bourgeois dignity). Ospite dell’Istituto Bruno Leoni in una conferenza sui temi dell’Expo, quindi sulla capacità e sui metodi per nutrire il pianeta, l’economista e storica dell’Università dell’Illinois ha spiegato con dati ed evidenze alla mano perché la libertà di innovazione e scambiare (in sintesi il capitalismo) sia il miglior modo per nutrire il pianeta e far uscire gli individui dalla povertà.

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All’inizio dell’800, agli albori della rivoluzione industriale, “il reddito medio in Italia era di 3 dollari al giorno, ora è di 80-90 dollari” dice McCloskey. Per millenni l’umanità ha vissuto con meno di 3 dollari al giorno, convivendo con la scarsità, la precarietà, i rischi continui di carestie ed epidemie, poi all’improvviso dopo l’800 a partire dall’Europa nordorientale c’è stata un’esplosione della capacità di produrre ricchezza, beni, servizi e miglioramento degli standard di vita, che può essere sintetizzata con la crescita del reddito disponibile del 3000%.

Ovviamente l’incremento del Pil pro-capite ci segnala solo una parte del miglioramento della qualità della vita, che è stato ancora superiore. McCloskey ricorda il racconto di Robert Fogel, premio Nobel dell’economia, che da bambino negli anni ‘30 dopo essere andato a fare la spesa per la madre era costretto a lavare gli spinaci per mezz’ora perché pieni di sabbia. I miglioramenti della qualità del cibo non entrano nel Pil, ma hanno migliorato le condizioni di salute e di vita di milioni di persone. Il “cibo buono di una volta” oltre a essere spesso pieno di sabbia era un cibo molto costoso, lo “Slow food” anche allora era un lusso per i più ricchi e, a differenza di oggi, i poveri non avevano alternative a buon mercato. La maggior parte delle persone passava la vita a lavorare per mangiare, l’agricoltura familiare e di sussistenza tanto elogiata oggi dai movimenti slow e per la decrescita non erano un’oasi bucolica ma una prigione di povertà e privazioni: 4 persone su cinque lavoravano la terra per sfamare sé stessi e un’altra persona che faceva altro, ora il tasso di occupazione nell’agricoltura nei paesi sviluppati è sceso dall’80% abbondantemente sotto al 5%. Ciò vuol dire che gli individui hanno conquistato la libertà di dedicarsi ad altro, di soddisfare altri desideri e bisogni, di sganciarsi dalla schiavitù della terra lasciando l’agricoltura a chi ha voglia e capacità per farla al meglio.

Tutto questo è stato possibile grazie all’incredibile aumento della produttività, alla capacità di innovare, di fare di più con meno, produrre più cibo utilizzando meno risorse e lavoro: la rivoluzione industriale in agricoltura e nel settore alimentare ha prodotto cibo in abbondanza e a basso prezzo. Le persone che oggi che spendono normalmente il 5-10% del proprio reddito per mangiare sono molto più ricche dei ricchi di 150 anni fa che per alimentarsi consumavano il 50% dei propri guadagni. McCloskey chiama questa incredibile trasformazione nel reddito e nei consumi “The Great Enrichment”, che è l’equivalente del “Great Escape” di cui parla il nuovo premio Nobel Angus Deaton nel suo ultimo libro (edito in Italia dal Mulino) “La grande fuga”: il grande arricchimento della società borghese e capitalista ha rappresentato la “grande fuga dalla deprivazione e dalla morte precoce” del genere umano.

Per continuare ad arricchirsi e a scappare dalla povertà è logico continuare a fare ciò che ha dato ottimi risultati (innovazione scientifica e tecnologica, diritti, libertà d’impresa, libertà di commercio) e respingere ciò che non funziona (protezionismo, autarchia, agricoltura familiare e di sussistenza, redistribuzione). Ancora oggi, come ricordano sia McCloskey che Deaton, ci sono centinaia e centinaia di milioni di persone che vivono con molto meno di 3 dollari al giorno, ma la differenza rispetto a 200 anni fa (30 anni fa per i paesi in via di sviluppo) è che adesso povertà e scarsità non ci sembrano più la condizione naturale dell’umanità, ma un’intollerabile e ingiusta situazione da cui è possibile fuggire.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.