Cultura, Economia
“Le Pain c’est moi!”. Rodotà incorona Carlin Petrini Re Sole del cibo

“Le Pain c’est moi!”. Rodotà incorona Carlin Petrini Re Sole del cibo

Pubblicato su Il Foglio martedì 8 marzo

Come abbiamo fatto a non pensarci prima? Da quando è comparso sulla faccia della Terra l’uomo combatte contro la fame, nei millenni ha faticato, inventato l’agricoltura e le tecnologie per aumentare la produzione, imparato a scambiare le merci anziché fare guerre per accaparrarle, ma non ha pensato alla soluzione più semplice contro la scarsità di beni e risorse. Bastava sancire nella Costituzione l’esistenza del “diritto al cibo” e il problema sarebbe sparito, bastava riempire la costituzione per riempire la pancia.

Stefano Rodotà, parlando su Repubblica del trentennale del manifesto di Carlo Petrini “Buono, pulito e giusto”, ha dedicato una pagina al tema evidenziando l’importanza del lavoro del fondatore di Slow Food per identificare il cibo come “bene comune”. Ciò vuol dire anche che bisogna rifiutare “ogni riduzionismo”, scrive l’insigne giurista, “che tende ad identificare il diritto al cibo solo con la disponibilità di un “minimum package” di calorie, proteine e altri elementi nutritivi”. Il diritto al cibo non può essere limitato alla pancia piena: “Collocato tra i diritti fondamentali della persona, costituzionalizzato, esso ci parla di un cibo che non deve essere soltanto sano, adeguato accessibile, ma pure “compatibile con la cultura di ciascuno”. Si intuisce subito che la principale minaccia è il capitalismo, con “la totale privatizzazione del mondo”, le multinazionali, “la produzione industriale” e “l’impetuosa pretesa di ridurre tutto alla logica del mercato”. Insomma, non può essere il mercato con le sue curve di offerta e domanda a sfamare il mondo, per dare pane agli affamati servono i commi e gli articoli delle costituzioni. Più importante della disponibilità del cibo a tavola è la sua presenza nella Costituzione e infatti il modello indicato da Rodotà non è quello delle costituzioni occidentali (dove non c’è “diritto al cibo”) ma le costituzioni “indigene” di Ecuador e Bolivia, che riconoscono il “diritto al cibo” e l’esistenza “della Terra Madre, la Pacha Mama, insieme oggetto da salvaguardare e soggetto portatore di propri diritti”.

Viene da chiedersi come sia possibile che un esponente del razionalismo e del laicismo illuminista sia rimasto infatuato da costituzioni lunghissime, strabordanti di retorica e con una concezione mistico-religiosa della Natura. E soprattutto come sia possibile, quando si parla di cibo – quindi di cose concrete come produzione e consumo – prescindere dalla realtà e trascurare il semplice fatto che nel paese indicato come modello, la Bolivia di Evo Morales, a sfamare le persone non ci pensa la Pacha Mama, ma gli organismi geneticamente modificati (Ogm) tanto odiati da Carlin Petrini: la piccola Bolivia è l’undicesimo produttore mondiale di Ogm, coltivati su oltre un milione di ettari, per un valore di circa il 3 per cento del pil, principale risorsa economica dopo gas e petrolio.

Ma tralasciando il fatto che intellettuali occidentali con la pancia piena si preoccupino che il cibo sia “buono, pulito e giusto”, senza pensare alla produzione che lo renda accessibile e sufficiente, ciò che salta all’occhio nella riflessione del giurista è come intende trasformare il “bene comune” in realtà: “Quando ci si inoltra nel terreno dei diritti, bisogna individuare i soggetti che ne sono titolari e, insieme, costruire le istituzioni che ne rendono possibile l’attuazione. Una istituzione è stata inventata, trent’anni fa, ed è stata nominata Slow Food. Formula che nel suo planetario diffondersi ha mostrato con immediatezza che ci troviamo in una dimensione irriducibile a quella storica degli Stati nazionali”. Esiste quindi un diritto universale al cibo e l’istituzione che deve garantirlo e concretizzarlo è Slow Food. In pratica con la privatizzazione monopolistica di un diritto universale, un sacerdote del diritto come Rodotà incorona Petrini nuovo Re Sole del cibo. Ora il fondatore di Slow Food potrà guardarsi allo specchio, mettersi una Costituzione in testa e dire: “Le Pain c’est moi!”.

 

Related Posts

Comments are closed.

Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.