Cultura, Economia
“La religione del mercato sta imponendo al patrimonio culturale il dogma della privatizzazione”? Magari!

“La religione del mercato sta imponendo al patrimonio culturale il dogma della privatizzazione”? Magari!

Pubblicato su Il Foglio sabato 21 novembre con il titolo
“L’assurda guerra italiana ai privati che vogliono salvare arte e cultura”

Siamo sempre lì, sospesi tra l’idea che “con la cultura non si mangia” e la convinzione che “la cultura è il nostro petrolio”, ma comunque convinti che la gestione del patrimonio culturale non funziona. E di chi poteva essere la colpa di questo sfacelo se non del libero mercato? “La religione del mercato sta imponendo al patrimonio culturale il dogma della privatizzazione”, scrive lo storico dell’arte Tomaso Montanari. E uno pensa che lo stato abbia venduto la fontana di Trevi come Totò a Decio Cavallo o che gli sceicchi abbiano trasformato la Valle dei Templi in un campo da golf.

Invece no, il problema sono le minime aperture ai privati che hanno permesso alcune operazioni di valorizzazione dei beni culturali. È il caso della Piramide di Caio Cestio a Roma, ritornata al suo splendore grazie alla donazione da 2 milioni di euro del giapponese Yuzo Yagi, oppure del Palazzo della Civiltà dell’Eur, restituito al pubblico dopo 70anni da Bernard Arnault che attraverso Fendi ha restaurato anche la Fontana di Trevi (altro che Decio Cavallo). Un altro esempio di “religione del mercato” è Ercolano, un sito destinato alla stessa vergognosa sorte di Pompei, se non fosse intervenuto David W. Packard. Il magnate americano attraverso la sua fondazione ha investito 20milioni di euro nell’Herculaneum Conservation Project, che ha fatto di Ercolano uno dei siti archeologici più apprezzati a livello internazionale.

Ma non sono tanto i Packard che elargiscono donazioni a preoccupare i benecomunisti nostrani, se un milionario vuole regalare soldi va tutto bene. Scandalizzano invece le operazioni di sponsorizzazione, come la restaurazione del Colosseo per cui Diego Della Valle ha sborsato 25milioni di euro, o le operazioni di taglio più commerciale (ovvove!) come l’affitto ai privati della Valle dei Templi a Google e di Palazzo Vecchio a Montblanc. Se lo stato spendesse di più “non ci sarebbe nessun bisogno di degradare i nostri musei e monumenti a luoghi per eventi mondani”, dice l’archeologo Salvatore Settis, perché “questa tendenza alla privatizzazione è, fatalmente, la svendita dell’anima della nazione”. Non siamo ai privati come l’Isis a Palmira e Della Valle come al-Baghdadi ma quasi: su Repubblica Giovanni Valentini paragona il magnate neozelandese Michael Harte ai Proci da scacciare dall’isola di Budelli-Itaca dallo Stato-Ulisse. Quale delitto ha commesso Harte? È un ambientalista che ha comprato all’asta per 3 milioni la splendida isola di Budelli in Sardegna, da sempre privata, per cui ha in mente ulteriori investimenti per la tutela ambientale. Nessuna speculazione è possibile perché Budelli è sottoposta a stringenti vincoli paesaggistici, ma Harte resta comunque il capo dei proci.

Mentre si fa la guerra ai privati, molti dei quali vengono dall’estero per valorizzare il nostro patrimonio con i soldi loro, la realtà pubblica è quella descritta da Sergio Rizzo sul Corriere: in Sicilia, dove in molti musei ci sono più dipendenti che visitatori, l’imprenditore Vito Varvaro da anni cerca di donare 50mila euro al parco archeologico di Selinunte per i restauri, ma viene continuamente respinto perché manca un regolamento per accettarli. Perfino la zarina Giulia Maria Crespi, alla presentazione del suo libro, ha cercato di riportare Settis con i piedi per terra: “Caro Settis – riporta Dagospia – tu e l’altro, Montanari, dovete smetterla. La vostra è solo teoria ma in pratica i beni vanno affidati ai privati. Lo stato non ha una lira”.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.