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La carica dei Trota, il clan Chávez nel Consiglio di sicurezza dell’Onu

La carica dei Trota, il clan Chávez nel Consiglio di sicurezza dell’Onu

“Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo e dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”.
George Orwell

Pubblicato su Libero martedì 4 novembre

Chávez siederà nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Non si tratta del cadavere o dello spirito del “Comandante supremo ed eterno” Hugo Chávez – che pure appare sotto forma di “pajarito” (uccellino) al presidente Nicolás Maduro e sotto forma di macchia d’umidità sui muri della metropolitana ai lavoratori – ma della figlia María Gabriela. La giovane Chávez è infatti da pochi mesi stata nominata a capo della delegazione venezuelana all’Onu e, dopo la recente elezione del suo paese come membro non permanente, entrerà nel del Consiglio di sicurezza.

L’elezione, che non era riuscita neppure a Chávez, giunge in un periodo difficilissimo per il regime e soprattutto per i venezuelani, ormai a un passo dal default estero, ma già in default interno vista l’inflazione alle stelle e l’impossibilità di importare beni essenziali come cibo e medicinali. Molti venezuelani, in particolar modo tra gli oppositori, non hanno accolto con favore la nomina al Palazzo di vetro di María Gabriela, ritenuta senza titoli né competenze adeguate e conosciuta più per la sua intensa attività sui social network che per la preparazione in ambito diplomatico e internazionale.  E per lo stile di vita mondano e le foto con i cagnolini Pomerania in braccio, ricorda più un’ereditiera come Paris Hilton che una pasionaria come Evita Perón. C’è da dire che dopo il divorzio del padre e fino alla sua morte, María Gabriela ha avuto un ruolo pubblico da Primera Dama, un po’ come era già capitato a Keiko, la figlia del dittatore peruviano Alberto Fujimori. In realtà il ruolo di Premiera Dama è piaciuto talmente tanto che, anche dopo la morte di Chávez, Maria Gabriela e l’altra sorella Rosa Virginia hanno continuato ad occupare con le loro famiglie il palazzo presidenziale a spese dei venezuelani e senza averne titolo.

Non si sa se Maduro le abbia affidato il posto a New York per prendere possesso di qualche stanza della Casona, ma di certo non si tratta del primo (e forse neppure dell’ultimo) incarico pubblico ricoperto dal clan Chávez. Il nonno, Hugo de los Reyes Chávez, è stato presidente dello stato di Barinas – il feudo di famiglia – per dieci anni, dal 1998 al 2008. Il suo segretario di stato era suo figlio (e fratello del presidente Hugo Chávez Frías) Argenis, considerato in realtà il presidente ombra di Barinas e accusato varie volte di corruzione. L’obiettivo di Argenis era sostituire il padre al termine dei due mandati, ma proprio per i sospetti di corruzione Hugo gli preferì un altro candidato – che però era sempre un fratello – Adán Chávez, considerato la guida ideologica del Presidente e già ministro dell’Educazione nel suo governo. Argenis non è diventato disoccupato: prima è stato presidente del colosso energetico Corpoelec, poi viceministro del Lavoro e ora è ai vertici della magistratura. Ma la famiglia è grande e in uno stato socialista gli incarichi sono tanti: degli altri tre fratelli, Narciso ha avuto un posto in ambasciata e segue i rapporti con Cuba, Aníbal è sindaco di Sabaneta, il paese natio dei Chávez, e Adelis è vicepresidente di una banca.

Ci sono anche i parenti acquisiti, come Jorge Arreaza, genero di Hugo e marito di Rosa Virginia, che è vicepresidente del Venezuela ed ex ministro della Tecnologia. Da poco è diventato ministro del Petrolio Asdrúbal Chávez, che già era ai vertici del colosso petrolifero statale Pdvsa. Asdrúbal non è un fratello di Hugo, è solo un cugino, ma la cosa non gli ha impedito di guidare il ministero più importante del paese, perché nel socialismo non si fanno distinzioni. I parenti sono tutti uguali.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.