Economia
Keynesismo siciliano, scavi archeologici riempiti da custodi

Keynesismo siciliano, scavi archeologici riempiti da custodi

Pubblicato su Libero martedì 2 dicembre

Sessantasei personaggi in cerca d’autore, sono i custodi del museo-biblioteca Luigi Pirandello di Agrigento. La loro drammatica vicenda è stata raccontata da Panorama: sessantasei persone che devono custodire la casa-museo del premio Nobel per la letteratura ma che non ci stanno neppure tutti insieme in un museo di 80metri quadri. Il direttore Vincenzo Caruso precisa che “sono 66 funzionari, ma i custodi in realtà sono solo 15, e mi permetto di dire che ne servirebbero anche di più”. Non si sa bene quali siano le loro funzioni, ma si sa che non lavorano il lunedì e che consentono di visitare la tomba dello scrittore “dalle 9.00 ad un’ora prima del tramonto”, imponendo quindi ai visitatori di consultare gli astri prima di partire. Oltre al museo c’è anche la biblioteca, la terza più grande della Sicilia, che però è aperta mezza giornata e chiusa nel fine settimana, probabilmente per mancanza di personale. Quello del museo Pirandello è solo uno dei tanti casi del keynesismo siciliano, una variante raffinata rispetto a quello teorizzato dall’economista britannico. Se Keynes riteneva che lo Stato dovesse assumere lavoratori per scavare buche e ricoprirle, il governo siciliano preferisce lasciarli a respirare cultura senza farli stancare inutilmente.

Il museo Pirandello non è un caso isolato. A Mazara del Vallo c’è il museo del Satiro danzante, dov’è custodita l’omonima statua bronzea, un capolavoro di arte greca recuperato per caso durante una battuta di pesca. Il museo è un unico salone dotato di sei telecamere di videosorveglianza, custodito da 25 dipendenti più un’impresa esterna di pulizie. Ma siccome il contratto prevede un limite di giornate lavorative durante i festivi, la regione ha proposto al sindaco, che è andato su tutte le furie, di chiudere il museo quattro domeniche, cinque sabati e il giorno di Natale per mancanza di personale. Qualche anno fa era salito agli onori delle cronache il caso della zona archeologica di Ravanusa, 10 dipendenti e 340mila euro di spese senza aver ospitato nessun visitatore per tutto l’anno.

Eppure in Sicilia ci sono opere d’arte invidiate in tutto il mondo, il Satiro nel suo tour in Giappone è stato visto da centinaia di migliaia di persone, la Venere di Morgantina – come racconta Antonio Fraschilla su Repubblica – ha attirato in California 400mila visitatori in poche settimane, mentre nel museo siciliano di Aidone non più di 30mila in un anno intero. Il discorso può essere allargato ad altri settori, come l’Istituto per l’incremento ippico di Catania dove a incrementare però sono stati solo i dipendenti: 40 palafrenieri che accudiscono un centinaio di cavalli, per un costo di circa 2milioni di euro l’anno. Il museo archeologico di Agrigento ha 68 dipendenti, l’area di Selinunte 70, su un totale di 112 siti archeologici la regione paga oltre 1500 dipendenti e 306 dirigenti. Per dare il senso delle misure, il ministero di dirigenti ne ha 191. Ma tutto quest’esercito di custodi e dirigenti non basta a tenere aperti i musei nei giorni festivi perché i contratti prevedono che si lavori dal lunedì al venerdì e la regione non ha soldi per pagare gli straordinari. Si pensava che i custodi servissero a far vedere le opere d’arte ai cittadini, invece si scopre che sono i cittadini che con le tasse servono a far vedere le opere d’arte ai custodi. Keynesismo siciliano.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.