Economia
Il Quantitative easing tra realtà e illusioni. Intervista a Francesco Lippi

Il Quantitative easing tra realtà e illusioni. Intervista a Francesco Lippi

Pubblicato su Public Policy giovedì 12 marzo

È appena partito il Quantitative easing, l’acquisto massiccio da parte della Banca centrale europea di titoli di stato o obbligazioni analoghe per 60miliardi al mese nei prossimi 19 mesi, per un totale di 1140 miliardi di euro. L’obiettivo principale del bazooka di Mario Draghi è quello di combattere la deflazione e riportare il tasso di inflazione “sotto ma vicino al 2 per cento”. Oltre a questo ci si aspetta molto altro sul fronte delle esportazioni, dell’aumento degli investimenti e del rilancio della crescita. Ma cos’è di preciso il Qe e quali effetti avrà? Ci sono troppe aspettative? Comporta anche dei rischi? Ne abbiamo parlato con Francesco Lippi, economista dell’università di Sassari con un passato in Banca d’Italia.

Si parla tanto del Qe di Draghi, una mossa che tutti hanno accolto con favore e su cui molti ripongono gran parte delle speranze di crescita dell’Eurozona. Di cosa si tratta, che obiettivi ha e quali effetti dovrebbe comportare?
L’obiettivo principale è un’apertura di fiducia da parte della Bce nei confronti dei governi che hanno problemi di disciplina fiscale. Siamo in un mondo di equilibri multipli, in cui le aspettative negative possono autoavverarsi: i mercati finanziari vivono di aspettative e se a un certo punto iniziano a temere che uno stato rischi il default, questa stessa paura spingerà quello stato verso il fallimento. È quello che stava accadendo nel 2011, un rischio concreto per gli stati che non hanno una posizione fiscale solida. La mossa della Bce è quindi una scelta auspicabilissima perché ha l’obiettivo di dare fiducia e coordinare i mercati verso un equilibrio virtuoso in cui il costo del debito è più contenuto.

In che modo avviene questo intervento?
In sostanza la Bce si impegna ad acquistare una notevole quantità di titoli pubblici e a tenerli ne proprio portafoglio per molto tempo: questo li rende più liquidi e garantisce che nel futuro prossimo il rendimento dei titoli rimarrà basso. Questo intervento crea una condizione di tranquillità dei mercati finanziari e un buon clima per la crescita economica, ma aspettarsi che questa operazione produca da sola crescita economia è completamente illusorio. È una mossa giusta che serve a porre le precondizioni per fare interventi più radicali e profondi per far risvegliare l’economia. L’Italia, che non cresce da tre anni e che ha avuto un tasso di crescita medio negativo negli ultimi 10 anni,  si illude se pensa di far crescere il pil grazie al Qe o alla grande svalutazione dell’euro rispetto al dollaro che stiamo vedendo. Sia il Qe che l’indebolimento dell’euro sono auspicabili, ma la causa profonda della bassa crescita risiede nella struttura dei mercati ancora poco concorrenziali, nelle rigidità del sistema burocratico e nel cattivo funzionamento della giustizia civile che blocca gli investimenti, nella inefficienza del sistema finanziario,  in un sistema fiscale distorsivo, negli scarsi investimenti in conoscenza. Il Qe in questa situazione è una rete di salvataggio: da sola, non garantisce la buona “performance del trapezista”.

Continua a leggere su Public Policy

 

Ciò vuol dire che i governi pagheranno tassi di interesse più bassi per finanziarsi e ad avvantaggiarsene saranno gli stati più deboli come l’Italia, che hanno meno margini di manovra e hanno pagato interessi più alti. Ma ci sono dei rischi?
La politica monetaria è solo un altro modo per finanziare i deficit stampando moneta, ma resta comunque legata alla politica fiscale perché la domanda di fondo dei mercati finanziari è se il debito che hanno in mano sarà ripagato o meno. La politica monetaria può fare qualcosa per aumentare questa fiducia, ma non cambia le condizioni strutturali di un’economia. Il grande rischio è che a fronte della garanzia della Bce i governi facciano come ha fatto la Grecia e anziché aggiustare i propri conti continuino a spendere.

Ci si aspetta altri effetti positivi dal Qe sull’economia, ad esempio un aumento della spesa e degli investimenti di famiglie e imprese.
In una situazione come quella attuale in cui i tassi di interesse sono già bassi, l’effetto non può essere che marginale. Se una banca voleva aumentare i prestiti lo poteva fare anche ieri: non c’è nessun automatismo dal Qe ai prestiti bancari. Il Qe è semplicemente una ricomposizione dell’attivo bancario che riduce i titoli di stato sostituendoli con riserve ufficiali. L’effetto grande del Qe è quello di aumentare la fiducia nell’Eurozona, anziché avere un tasso di interesse di centinaia di punti superiore a quello tedesco che ci porterebbe vicino al default, avremo uno spread contenuto. Questa mossa scongiura il rischio di un default nel breve termine, ed è una mossa importantissima, ma sul resto le aspettative alimentate da gran parte dei mezzi di comunicazione forse sono un po’ ingigantite. D’altronde l’ha detto chiaramente lo stesso Mario Draghi che il Qe è una condizione necessaria, ma da solo non risolverà i problemi di crescita dell’Italia e dell’Eurozona.

Related Posts

Comments are closed.

Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.