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Il pugno chiuso di Papa Francesco

Il pugno chiuso di Papa Francesco

Stavolta il pungo chiuso di Papa Francesco non è quello marxista, anche se negli ultimi mesi ci aveva abituato a feroci critiche al capitalismo e richiami a San Giovanni Crisostomo, colui che secoli prima di Rousseau, Proudhon e Marx ha dichiarato la proprietà privata un furto e vagheggiato società di tipo comunista. Il pugno a questo giro non è rivolto al libero mercato, ma a sua sorella, la libertà di espressione.

Durante il suo viaggio tra Sri Lanka e Filippine, il Pontefice è stato interrogato sulla libertà di espressione, la responsabilità e la violenza, in una parola tutto ciò che ha riguardato la vicenda di Charlie Hebdo, dalla pubblicazione di vignette blasfeme, alla censura fino al massacro dei terroristi islamici. Sul tema il Papa ha detto tre cose:

  1. “Non si può nascondere una verità: ognuno ha il diritto di praticare la propria religione senza offendere, liberamente e così vogliamo fare tutti”.
  2. “Non si può offendere o fare la guerra, uccidere in nome della propria religione, in nome di Dio”.Due cose molto condivisibili e di estremo buon senso, sul terzo punto però papa Francesco ha posto alcuni limiti alla libertà d’opinione:
  3. “Avere dunque questa libertà, ma senza offendere, perché è vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri (l’organizzatore dei viaggi papali, che si trovava a fianco del Pontefice, ndr), che è un amico, dice una parolaccia contro mia mamma, gli aspetta un pugno. Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri. Tanta gente che sparla, prende in giro, si prende gioco della religione degli altri. Questi provocano e può accadere quello che accadrebbe al dottor Gasbarri se dicesse qualcosa contro mia mamma. C’è un limite, ogni religione ha dignità, ogni religione che rispetti la vita umana, la persona umana, io non posso prenderla in giro. Ho preso questo esempio del limite per dire che nella libertà di espressione ci sono limiti, come (nell’esempio) della mia mamma”.

Il terzo punto, come accade ogni volta che si mette un “ma” ad una libertà, smentisce alla radice i due punti precedenti. Limitare la libertà di espressione alla possibilità che gli altri si offendano è di fatto una negazione della libertà di opinione e quindi anche di religione. Ciò che è più sorprendente non è tanto che il Papa ritenga giusto limitare la libertà di espressione (anche se non si capisce se il suo “non si può insultare la fede degli altri” sia solo un imperativo morale oppure l’approvazione di obbligo legale, di un limite fissato per legge), ma ciò che colpisce di più è la giustificazione della violenza come risposta ad un’offesa, una cosa a cui non erano arrivati neppure personaggi come Gianni Vattimo e Carlo Freccero che pure hanno accollato la responsabilità del terrorismo al capitalismo e al liberismo. No, il Santo Padre dice che è giusto reagire con la violenza a un’offesa: “Ho preso questo esempio per dire che nella libertà di espressione ci sono limiti, come nell’esempio della mia mamma“. E se c’è chi è pronto a fare scazzottate per le offese alla mamma vuoi che non ci sia qualcuno che si senta in diritto di prendere un kalashnikov per le offese al Profeta o a Dio?

Il Papa non dice che i provocatori devono stare attenti o mettere in conto le reazioni violente di persone fanatiche o suscettibili, ma fa capire che quelle reazioni violente sono naturali e giustificabili. Insomma, quei rompicoglioni blasfemi di Charlie Hebdo un po’ se la sono andata a cercare. Altro che “porgi l’altra guancia”. Una posizione che appare strana, visto che papa Bergoglio si era detto disponibile a parlare anche con quei torturatori taglia-teste e massacra-cristiani dell’Isis: “Io non do mai per perso nulla. Forse non si può avere un dialogo, ma non chiudo mai una porta. E’ difficile, si può dire quasi impossibile, ma la porta è sempre aperta”. Quindi porte aperte e dialogo anche con i terroristi dell’Isis, basta che non gli offendano la mamma.

A questo punto speriamo solo che quelli di Charlie Hebdo non siano così irresponsabili da fare una vignetta sulla mamma di Jorge Bergoglio, non vorremmo mai vedere il Pontefice sotto la sede di Liberation che aspetta i superstiti della strage per prenderli a cazzotti.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.