Cultura
Il (dis)Ordine (mentale) dei giornalisti contro Barbara D’Urso

Il (dis)Ordine (mentale) dei giornalisti contro Barbara D’Urso

Ma guarda tu se con tutti i casini che ci sono tocca difendere Barbara D’Urso, una conduttrice che fa programmi di dubbio gusto sulle reti Mediaset. L’Ordine dei giornalisti, un carrozzone che andrebbe smantellato ieri (non ci va di ripetere per l’ennesima volta le parole di Luigi Einaudi perché ormai, più che una questione di principio, l’abolizione dell’Odg è diventata una questione di decenza), ha denunciato la conduttrice alla procura della Repubblica per “esercizio abusivo della professione giornalistica“, un reato che lo stesso Odg vuole punito con il carcere fino a 2 anni. La colpa della conduttrice sarebbe quella di trattare casi di cronaca nera senza “rispondere a quelle regole deontologiche che impongono precisi doveri ai giornalisti”. Ma la D’Urso, a detta degli stessi denuncianti, non è una giornalista! Il presidente Enzo Iacopino in pratica denuncia alla magistratura dei non giornalisti perché non si attengono alle regole imposte ai giornalisti. Ma se non sono giornalisti (intesi come iscritti all’Ordine) e non rispettano le regole dei giornalisti dov’è l’abuso della professione?

Secondo Iacopino l’abuso è nel fatto che Barbara D’Urso faccia “senza esserne titolata e senza rispettare le regole” le interviste, un’attività quella di fare domande “individuata come specifica della professione giornalistica”. In pratica secondo il presidente dell’Odg per fare delle domande in televisione bisogna essere iscritti ad un ordine professionale, un’idea talmente idiota e assurda che metterebbe fuorilegge (e in galera) la metà abbondante delle persone che appaiono nei teleschermi.

La discussione tra i membri (sia detto in senso non offensivo) della categoria è talmente avvincente che c’è chi, giustamente preoccupato per il rischio di sconfinamento nella censura se si dovesse richiedere e applicare a strascico la punizione dell’”abuso della professione”, chiede che vengano applicati gli obblighi deontologici a tutte le persone che appaiono in trasmissioni informative. La risposta del presidente Iacopino è paradossale: “La legge non prevede questi obblighi per i non iscritti”, quindi non potendo imporre le norme deontologiche ai non iscritti, l’ordine cerca quantomeno di mandarli in galera.

Dovrebbe sorprendere che il Presidente dell’Ordine dei giornalisti, un mestiere e una vocazione che si fonda prima di tutto sulla sacra libertà di opinione, corra dai magistrati per mandare le persone che fanno interviste in galera. Ma è del tutto normale in Italia dove sia l’Ordine dei giornalisti (istituito dal Fascismo) che il proprio Presidente (giovane cronista del Secolo d’Italia durante la rivolta dei Boia chi molla a Reggio Calabria), sentono forte il richiamo della propria giovinezza.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.