Cultura, Politica
I magistrati e gli ulivi: untori, untori dappertutto!

I magistrati e gli ulivi: untori, untori dappertutto!

Pubblicato su Strade martedì 22 dicembre

L’inchiesta sull’emergenza xylella, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 10 persone tra cui molti ricercatori, scienziati, ha molti punti contraddittori e alcuni davvero paradossali, a partire dall’affermazione del sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone che ha condotto le indagini e che si è augurata che “inizi proprio da ora un confronto scientifico vero sulla materia” (“da ora”, ovvero dopo aver accusato nientemeno che di aver diffuso la malattia alcune delle persone più preparate sulla materia, proprio quelle che hanno speso gli ultimi mesi a cercare soluzioni).

Qualche mese fa sul Foglio avevamo raccontato la vicenda come la “Storia della Xylella infame” perché la psicologia collettiva e l’azione giudiziaria iniziavano a presentare i tratti di una caccia agli untori di manzoniana memoria. L’intenzione era quella di lanciare un monito a chi rischiava di farsi guidare da ciechi per la strada della passione, ma mai avremmo immaginato che il famigerato errore giudiziario nella Milano del Seicento potesse diventare davvero la trama di un’inchiesta nell’Italia del Duemila e passa.

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Qui di seguito sono riportati un passo degli atti della procura di Lecce pubblicato da Repubblica e due brani della “Storia della colonna infame” determinanti nella condanna a morte di due innocenti. La somiglianza è clamorosa, nonostante quattro secoli di differenza: untori, untori dappertutto!

La Forestale ha contattato alcuni dei proprietari dei terreni e altri testimoni: raccontavano di aver visto in quel periodo persone che “in abiti civili, con tute bianche modello ‘usa e getta’ in dotazione alla polizia scientifica, si aggiravano fra gli olivi con in mano dei barattoli di colore blu e bianco. Effettuavano anche alcune manovre, alla base degli alberi”. Gli alberi avevano dei cartelli. Bene: durante il sopralluogo della polizia giudiziaria, si è notato che “la maggior parte degli alberi di olivo, sui quali erano stati appesi i cartelli, erano quasi completamente bruciati: alcuni mesi addietro si era sviluppato un incendio”. Strano, perché aveva colpito alcuni alberi e alcuni no. “Sembrerebbe che abbiano colpito – dice la procura – soltanto quelli legati alla sperimentazioni della “Lebbra dell’olivo” ovvero la prove in campo del Roundpop [così nel testo, ndr] Platinum della Monsanto. L’incendio dovrebbe essere dunque di natura dolosa con finalità di eliminare ogni possibile traccia di quanto fatto sugli alberi.
Repubblica, 20 dicembre 2015

La mattina del 21 di giugno 1630, verso le quattro e mezzo, una donnicciola chiamata Caterina Rosa, trovandosi, per disgrazia, a una finestra d’un cavalcavia che allora c’era sul principio di via della Vetra de’ Cittadini, vide venire un uomo con una cappa nera, e il cappello sugli occhi, e una carta in mano, sopra la quale, dice costei nella sua deposizione, metteva su le mani, che pareua che scrivesse. Le diede nell’occhio che, entrando nella strada, si fece appresso alla muraglia delle case, che è subito dopo voltato il cantone, e che a luogo a luogo tirava con le mani dietro al muro. All’hora, soggiunge, mi viene in pensiero se a caso fosse un poco uno de quelli che, a’ giorni passati, andauano ongendo le muraglie. Presa da un tal sospetto, passò in un’altra stanza, che guardava lungo la strada, per tener d’occhio lo sconosciuto, che s’avanzava in quella; et viddi, dice, che teneua toccato la detta muraglia con le mani. Fu probabilmente per pulirsi le dita macchiate d’inchiostro, giacchè pare che scrivesse davvero.
Alessandro Manzoni, Storia della Colonna infame, capitolo I, 1840

In un cortiletto si vide un fornello con dentro murata una caldara di rame, nella quale si è trovato dentro dell’acqua torbida, in fondo della quale si è trovato una materia viscosa gialla et bianca, la quale, gettata al muro, fattone la prova, si attaccava. Il Mora disse: l’è smoglio (ranno): e il processo nota che lo disse con molta insistenza: cosa che fa vedere quanto essi mostrassero di trovarci mistero. Tra le carte poi si trovò una ricetta, che l’auditore diede in mano al Mora, perché spiegasse cos’era. Questo la stracciò, perché, in quella confusione, l’aveva presa per la ricetta dello specifico. I pezzi furon raccolti subito; ma vedremo come questo miserabile accidente fu poi fatto valere contro quell’infelice.
Alessandro Manzoni, Storia della Colonna infame, capitolo IV, 1840

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.