Economia
Hollande va fuori curva (di Laffer)

Hollande va fuori curva (di Laffer)

Pubblicato su Il Foglio mercoledì 31 gennaio con il titolo Pikettynomics

Alla fine aveva ragione Gérard Depardieu: la Francia dice addio alla supertassa sui ricchi. Dal 1° gennaio, due anni dopo la sua introduzione, la tassa del 75 per cento su chi guadagna oltre 1 milione di euro non esisterà più a causa della performance non proprio esaltante di questo biennio. Nel 2012 il provvedimento era stato il cavallo di battaglia di François Hollande nella vittoriosa campagna elettorale contro Nicolas Sarkozy, quando il dibattito pubblico era dominato dalla lotta contro “l’un per cento” di ricchi che avevano causato la crisi. A dar man forte alle politiche di Hollande c’era il sostegno intellettuale di economisti pop come Paul Krugman e Thomas Piketty, consigliere del Partito socialista francese e propositore di una tassa dell’80 per cento sui ricchi per ridurre le diseguaglianze. La Pikettynomics attuata da Hollande, come spesso accade quando si parla di tasse, non ha portato ai risultati sperati: inizialmente era stato previsto un gettito di 400 milioni, ma il raccolto è stato di 260 il primo anno e 160 il secondo, una goccia d’acqua rispetto alla marea montante del deficit che supera gli 80 miliardi di euro. Insomma, Hollande ha davvero scollinato la vetta della curva di Laffer (che ha appena compiuto 40 anni), quel punto oltre il quale all’aumentare delle aliquote diminuisce il gettito per lo stato.

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La supertassa aveva suscitato tante polemiche e c’erano stati diversi segnali che le cose non sarebbero andate per il verso giusto, o quantomeno secondo quanto auspicato dal governo. Un allora giovane consigliere di Hollande, di nome Emmanuel Macron, diventato oggi ministro dell’Economia nel nuovo governo Valls, disse sarcasticamente che la sua super tassa del 75 per cento avrebbe trasformato la Francia in una “Cuba, senza il sole”. Il socialismo cuban-style dei francesi aveva fatto stappare champagne al premier britannico David Cameron che pregustava la fuga dei milionari d’oltremanica: “Stenderemo il tappeto rosso e accoglieremo altre imprese francesi che pagheranno le loro tasse nel Regno Unito”.

Uno dei primi a scrollarsi di dosso il peso dello stato francese fu Gérard Depardieu, attore popolare che decise di abbandonare il paese per un esilio fiscale in Belgio e poi in Russia. Contro Depardieu si scatenarono la stampa e l’allora primo ministro Jean-Marc Ayrault che definì l’attore “miserabile”. “Parto, perché voi ritenete che il successo, la creazione, i talenti, in pratica la differenza, debbano essere sanzionati”, rispose Depardieu al primo ministro. “Non ho mai ammazzato nessuno, ho pagato 145 milioni di imposte in 45 anni. Chi siete voi signor Ayrault per giudicarmi così?”. Come l’attore, tanti altri ricchi francesi decisero di trasferirsi piuttosto che farsi lasciare solo un quarto dei guadagni dallo stato, un fallimento annunciato per un’imposta che aveva un’alta aliquota e una platea ridottissima di contribuenti, appena 1.500. Ma il governo socialista, allora guidato da Hollande, Ayrault e il ministro delle Finanze Pierre Moscovici, aveva deciso di andare avanti, facendo leva su parole d’ordine come “redistribuzione”, “solidarietà” e “patriottismo”: a scappare erano solo dei ricchi avidi e nemici della nazione. La Pikettynomics però non sembra aver funzionato neppure con il richiamo solidal-patriottico.

Al governo oggi non ci sono più Ayrault e Moscovici, ma Manuel Valls come primo ministro e proprio l’anti cubano Macron all’Economia. Nonostante le condizioni economiche siano ancora molto difficili, la sinistra francese sembra aver scelto la strada del riformismo, la crescita prima della redistribuzione. E non è un caso se Valls ha deciso di annunciare lo scorso ottobre la fine della super tassa proprio a Londra, dove vivono circa 120mila francesi: “So che la nostra decisione di tassare i redditi molto elevati è riecheggiata qui a Londra – ha detto in un discorso nella City – ma molti dimenticano di dire che era temporanea. Non esisterà più dal 1° gennaio”.

Il tentativo di Valls e Macron di arrotolare il tappeto rosso che Cameron ha steso lungo la Manica è una svolta, ma chissà se sarà sufficiente a convincere gli ex “nemici della patria” esiliati a Londra che la Francia non è più una “Cuba senza sole”.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.