Cultura
Greenpirla. Greenpeace rovina le Linee di Nazca in uno dei suoi blitz

Greenpirla. Greenpeace rovina le Linee di Nazca in uno dei suoi blitz

Pubblicato su Libero giovedì 11 dicembre con il titolo
Greenpeace stile Fantozzi: rovinato il gioiello del Perù

Questa volta quelli di Greenpeace l’hanno fatta fuori dal vaso, o meglio dentro un delicatissimo sito archeologico, le Linee di Nazca, mettendo a rischio l’integrità di un luogo unico al mondo. Ma andiamo con ordine. In questi giorni a Lima, in Perù, è in corso la ventesima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop 20), il più importante meeting globale in cui 190 paesi del mondo si confrontano sui temi come il riscaldamento globale, la riduzione delle emissioni e quant’altro. Gli attivisti di Greenepeace, che negli anni hanno conquistato gli onori delle cronache attraverso azioni spettacolari contro piattaforme petrolifere, centrali nucleari, baleniere ad altri obiettivi delle loro lotte ambientaliste, hanno scelto di attirare l’attenzione dei media con un’incursione spettacolare: sono entrati nel parco archeologico delle Linee di Nazca e hanno posto sul terreno uno striscione a caratteri cubitali: “È tempo di cambiare! Il futuro è rinnovabile. Greenpeace”.

Sembrerebbe nulla di grave, se non stessimo parlando di un sito molto fragile. Le Linee di Nazca sono dei geoglifi, disegni tracciati sul terreno, grandi decine e decine di metri che rappresentano animali tipici della zona, fatti tra i 1.500 e i 2.000 anni fa dalla civiltà Nazca. Le circa 800 disegni sono state disegnate rimuovendo delle pietre contenenti ossido di ferro che hanno lasciato una traccia sul terreno più chiaro di questo immenso altopiano desertico. I geoglifi, che sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, sono resistiti migliaia di anni al lavorio del tempo anche per il particolare clima stabile dell’altopiano e per l’assenza di vento. Tutte queste particolari condizioni fanno delle Linee di Nazca un sito molto controllato, dove non possono accedere neppure il Presidente del Perù o i suoi ministri senza una speciale autorizzazione e senza le attrezzature specifiche che impediscono di lasciare impronte sul terreno. “È un vero schiaffo a tutto ciò che i Peruviani considerano sacro”, ha dichiarato il vice ministro della Cultura Luis Jaime Castillo e ha aggiunto che il governo è intenzionato a identificare gli attivisti ambientalisti e a farli giudicare per danneggiamento dei monumenti archeologici, un reato che prevede una pena fino a sei anni di carcere.

(La linea tratteggiata mostra i danni causati dall’incursione degli attivisti di Greenpeace)

Greenpeace ha rivendicato l’azione dicendo che le Linee di Nazca “sono un simbolo del cambiamento climatico, perché la civiltà Nazca scomparve per il climate change” e ha poi assicurato che non ci sono stati danni perché il blitz è stato supervisionato da un archeologo. Ma le stesse immagini diffuse dalla ong, che mostrano gli attivisti calpestare la zona senza alcun rivestimento protettivo per evitare di lasciare impronte, smentiscono la tesi di Greenpeace. “Le Linee sono assolutamente fragili. Se si cammina sopra le impronte resteranno per centinaia o migliaia di anni – ha detto il viceministro Castillo – e la linea che hanno distrutto è la più visibile e la più conosciuta di tutte”, si tratta di un grande colibrì largo 66 metri e lungo 94 metri.

Anche dal punto di vista mediatico, il raid degli attivisti verdi si è trasformato in un boomerang che ha attirato le critiche di molti utenti sui social network: “Questo dimostra inequivocabilmente l’ignoranza e la refrattarietà assoluta alla cultura di certa gente, seppur mossa da una causa nobile…”, “Azione di alta idiozia, complimenti!”, un bel po’ di “Vergognatevi”, molti “Chiedete scusa al Perù” e tantissimi “Riparate i danni”. Le Linee di Nazca hanno resistito migliaia di anni anche al cambiamento climatico, si spera che ora si possano riparare i danni arrecati dai nemici del cambiamento climatico.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.