Economia
Francia, il paradiso fiscale della ricerca

Francia, il paradiso fiscale della ricerca

Pubblicato su Libero martedì 18 novembre

Mentre in Europa e soprattutto in Italia si fa la guerra alle tasse sulle imprese troppo basse in Irlanda e Lussemburgo e al concetto stesso di concorrenza fiscale, c’è chi anche tra i paesi più statalisti del continente ha capito che la riduzione delle pretese fiscali è una delle chiavi per attirare investimenti e creare sviluppo. Questo paese è la Francia, una nazione che necessita di riforme radicali per snellire l’apparato statale e rilanciare la competitività, ma che in alcuni settori ad alto valore aggiunto come l’innovazione e la ricerca è tra le più concorrenziali. Il merito è del Crédit d’impôt recherche (Cri), il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, che negli anni ha attratto aziende da ogni angolo del mondo e di tutte le dimensioni, dalle startup alle medie imprese fino ad arrivare a multinazionali come la statunitense Microsoft e la cinese Huawei, che hanno deciso di insediare in Francia i loro centri di ricerca.

Tecnologia, informatica, biotecnologia, energia, tutti settori ad alto valore aggiunto che, secondo i dati pubblicati da Bloomberg, riguardano circa 17mila imprese che si dividono una torta di oltre 5 miliardi e mezzo di euro di incentivi. Ma il vantaggio fiscale è solo un tassello. In Francia le aziende trovano un sistema adatto alle loro esigenze che comprende la capacità di attrarre investitori e finanziamenti per le imprese nascenti o che hanno bisogno di crescere, un capitale umano di altissimo livello, fatto di matematici, ingegneri e sviluppatori, competenze che sono difficili da trovare in paesi che possono offrire tasse ancora più basse. Un ecosistema che sta facendo della Francia un centro globale della ricerca e dell’innovazione, come la Silicon Valley lo è per la tecnologia, l’Irlanda come sede fiscale europea per le multinazionali e la City londinese per il settore finanziario.

Solo il colosso cinese dei telefonini Huawei ha deciso di investire nei prossimi 3 anni 1,5 miliardi di euro nel suo centro di R&D a Sophia Antipolis, la tecnopoli che si trova sulla Costa Azzurra che ospita migliaia di aziende nel settore della farmaceutica, dell’informatica, dell’elettronica e delle biotecnologie che danno lavoro ad oltre 25mila persone: Ibm, Capgemini, Toyota, Gemalto, Intel. A Sophia Antipolis c’è anche una sede dell’italiana Luxottica. E sempre grazie alle agevolazioni fiscali, un’altra azienda italiana ha investito in Francia la Telespazio, controllata dalla statale Finmeccanica, che vicino Bordeaux ha inaugurato EarthLab, un centro che si occupa del monitoraggio dell’ambiente e delle catastrofi naturali attraverso sistemi tecnologicamente avanzati (satelliti, velivoli senza pilota).

Il credito d’imposta è un incentivo credibile, una misura strutturale e prolungata nel tempo, che dà certezza alle imprese che vogliono investire. Il provvedimento è stato introdotto già nel 1980 ma è stato poi potenziato da Nicolas Sarkozy e mantenuto dal suo successore Francois Hollande. E non poteva essere altrimenti, visto che dal 2008 il numero di imprese che hanno usato l’agevolazione è aumentato dell’80% e che in quattro anni ci sono stati 200 nuovi investimenti esteri. La concorrenza fiscale fa male solo se hai le tasse più alte degli altri.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.