Economia
Finanza, Gdo e Ogm,  gli ingredienti mancanti della Food Economy italiana

Finanza, Gdo e Ogm, gli ingredienti mancanti della Food Economy italiana

Pubblicato su Il Foglio giovedi 16 ottobre

Siamo circondati dal cibo, trasmissioni televisive, libri di ricette, pagine di giornali, blog, orti cittadini, fiere e poi post su Facebook e foto su Instagram. Il desiderio e l’attenzione per il cibo da un po’ di tempo hanno smesso di essere solo una questione di stomaco e hanno sempre più iniziato a riguardare la testa, le abitudini e gli interessi delle persone, soprattutto nei paesi più sviluppati. Ciò però vuol dire che per farsi largo nel grande mercato mondiale non bastano la terra fertile, l’aria pulita e i sapori di una volta, ma avere competenze scientifiche, imprenditorialità, saper comunicare, saper vendere e essere capaci di innovare. Antonio Belloni in Food Economy, appena uscito per Marsilio, dice che nel nostro paese l’agroalimentare vale 250miliardi di euro (il 10-15 per cento del pil), è composto da quasi 60mila aziende e dal 2010 il settore manifatturiero con la più alta natalità d’imprese. Si tratta di una fetta vivace e importante dell’economia, spesso sottovalutata dalla politica impegnata a tenere in vita industrie decotte. E forse non è un caso che l’uomo più ricco dell’Italia del XXI secolo non sia il capo di un’industria pensante ma, sottolinea Belloni, “chi produce cioccolatini e crema di nocciole, come Michele Ferrero”.

Ovviamente Ferrero, che è una multinazionale di successo, non rappresenta integralmente un settore che di fronte all’aumento della ricchezza mondiale, e quindi a miliardi di persone che usciranno dalla fame e altri miliardi che entreranno nel benessere, ha i suoi problemi da affrontare. Una prima criticità è il nanismo delle aziende agroalimentari (in Italia le imprese sopra i 250 dipendenti sono poche e producono il 31% del fatturato, rispetto al 50% di Francia e Germania) che comporta una difficoltà a raccogliere capitali e penetrare nei mercati esteri. Problemi aggravati da altri due anelli mancanti nel sistema, la finanza e la grande distribuzione: oltre al credito bancario, con tutti i suoi limiti, non ci sono altre forme di finanziamento e ciò impedisce alle imprese di reggere il confronto con i competitors stranieri. Stesso discorso per la grande distribuzione, che non è molto concentrata, subisce la penetrazione dei colossi francesi e all’estero è inesistente. Ma questo è anche il risultato di una miopia politica e culturale che pensa di far crescere un settore economico con il “km zero” e le fiere di paese e non attraverso la tanto vituperata “grande distribuzione”, quella che, tanto per fare un paragone, il presidente francese François Mitterrand fa definiva la portaerei del futuro. Venti anni dopo Mitterrand, nel 2014, il Parlamento italiano fa marcia indietro su una delle poche liberalizzazioni degli ultimi anni e propone di obbligare gli esercizi commerciali a chiudere le domeniche. Una scelta controproducente, come la battaglia oscurantista contro gli Ogm, che blocca la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo, con il paradossale effetto che ci lascia essere consumatori di Ogm prodotti dai concorrenti ma non ricercatori e produttori. Proibizionismo a cui spesso si associa il protezionismo, dalla difesa dello yogurt italiano dagli investimenti delle multinazionali straniere, fino alle battaglie lungo i confini nazionali degli allevatori anti-Ogm contro l’importazione di animali, gli stessi allevatori che spesso nutrono il loro bestiame con mangime Ogm importato. La Food Economy è in espansione e, come dimostrano la contraffazione e l’italian sounding, è un mare immenso in cui pescare per le imprese italiane, ma servono reti nuove, uno sguardo rivolto al futuro e alla ricerca del profitto più che alle nuove-vecchie filosofie della decrescita.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.