Cultura
Femministe all’acqua di Colonia

Femministe all’acqua di Colonia

Pubblicato su Il Foglio martedì 12 gennaio

Sulle drammatiche violenze di massa di Colonia si stanno leggendo e scrivendo – soprattutto per opera di alcune intrepide femministe – le cose più strampalate, astratte speculazioni accomunate da un approccio che ignora i fatti, che fa come se la realtà non esistesse. Si è partiti con il Corriere che ha rilanciato l’ipotesi secondo cui gli immigrati che hanno aggredito le donne durante la notte di Capodanno sarebbero stati aizzati da gruppi xenofobi allo scopo di cavalcare poi l’indignazione anti-immigrati. Ci sono prove a supporto di questa ricostruzione? No, ma non sono necessarie per ribadire che alla fine la colpa è dei maschi occidentali, mentre gli immigrati arabi, nordafricani o islamici sono al massimo pedine di questa specie di fiera dell’est xenofoba.

Ci sono poi le femministe come Ida Dominijanni, che su Internazionale tira in ballo Berlusconi (e te pareva), come se le cene di Arcore fossero un po’ degli stupri collettivi stile-Colonia, e che invita a non fare generalizzazioni sui musulmani e la cultura islamica salvo affermare che la colpa è dei maschi in generale, perché “un branco di maschi è un branco di maschi”. Che è un po’ la stessa visione di Natalia Aspesi su Repubblica, secondo cui le donne a Colonia sono state aggredite dai maschi in generale, mettendo sullo stesso piano i violentatori, i poliziotti e addirittura i fratelli, gli amici e i fidanzati delle donne assalite: “Quella notte le donne venivano aggredite, spogliate, picchiate, derubate. Venivano derise da un muro di maschi stranieri organizzati, e intanto ai maschi poliziotti tutto sembrava un gioco festoso da non interrompere, e i maschi cittadini che presumibilmente accompagnavano le donne preferivano guardare dall’altra parte, evitando di intervenire a difendere le vittime assalite da maschi migranti e apparentemente non armati, quindi pericolosi ma non troppo”. I solitamente violenti maschi occidentali sarebbero quindi anche colpevoli di non essere abbastanza virili, di fare le fighette di fronte a innocui maschi stranieri. Non parla la Aspesi del maschilismo dominante nel mondo islamico, ma del brutale sessismo dei fan di Checco Zalone e degli “attacchi sul web contro i pensieri delle donne, metti povere loro che non gli piaccia Zalone e lo mettano su Facebook: le minacce di morte sono il meno, e i più violenti verbalmente, se le avessero davanti, forse strapperebbero loro gli slip come a Colonia”. E qui sono evidenti le gravi responsabilità di chi parla delle violenze sulle donne nel mondo e nella cultura islamica e tace sul pericolosissimo integralismo dei checcozaloniani arrapati.

Ma tra le varie femministe all’acqua di Colonia, colei che più si stacca con leggiadria dai fatti per proiettarsi nell’iperuranio del politicamente corretto è Dacia Maraini. Sul Corriere la scrittrice si pone una domanda fondamentale: “I molestatori sono giovani emigrati di oggi o di ieri?”. Uno pensa che basterebbe guardare cosa dicono la polizia e il ministero degli interni tedeschi, ma nel mondo perfetto delle idee non c’è bisogno di partire dai fatti, ci si arriva o li si costruisce. La Maraini decide che non sono profughi, perché è impossibile che mettano a rischio la loro permanenza in Germania, quindi sono “emigrati di seconda o terza generazione”. La scrittrice arriva alla verità per deduzione, partendo dal fatto che “Formigli ci ha mostrato con testimonianze dal vivo che le carte di identità da profugo si comprano al mercato nero”. L’idea della Maraini è quindi che delle persone che hanno il permesso di soggiorno o la cittadinanza tedesca avrebbero comprato sul mercato nero passaporti falsi per spacciarsi per profughi. La cosa non ha evidentemente alcun senso, se non all’interno del costrutto marainiano in cui gli aggressori devono essere immigrati di seconda generazione affinché si possa dire che sono ragazzi “socialmente deboli” che “si sono sentiti discriminati e sono affascinati da una violenza” che “appaga le umiliazioni trascorse”. Le aggressioni di massa sulle donne a Colonia sono colpa del maschio (occidentale) o in subordine della società (occidentale). E se la realtà dice il contrario, peggio per lei

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.