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Favole e numeri. I magistrati su corruzione, produttività e stipendi.

Favole e numeri. I magistrati su corruzione, produttività e stipendi.

Pubblicato su Il Foglio sabato 18 ottobre con il titolo
I dati europei che smentiscono la lagna dei giudici sulle risorse

Dopo il catenaccio posto a difesa delle ferie, i magistrati italiani passano in contropiede all’attacco della riforma della giustizia del guardasigilli Andrea Orlando. L’Associazione nazionale magistrati sfida il governo Renzi con metodi renziani, con tre slide, in cui sostiene che la riforma “non migliorerà la giustizia”, c’è bisogno di “vere riforme” e i magistrati italiani sono “i più produttivi d’Europa”.

L’Anm chiede al governo maggiore spesa pubblica per il comparto e di intervenire su falso in bilancio, autoriciclaggio e corruzione che “ci costa 60 miliardi l’anno”. Il dato colpisce mlto perché si tratta di una cifra enorme, che corrisponderebbe alla metà della corruzione di tutta Europa, saremmo insomma una paese di inguaribili mascalzoni, ma ad un occhio attento ciò che colpisce è che i magistrati continuino a diffondere una bufala conclamata. Il dato di 60miliardi di corruzione è da tempo ripetuto da organi di informazione, politici e anche da qualche istituzione, ma si tratta di un numero completamente inventato – come ha documentato Davide De Luca sul Post – che il SAeT (Servizio Anticorruzione e Trasparenza del governo) ha più volte definito “fantasioso” e una “bufala”.

Ma non si tratta dell’unica inesattezza scritta dai magistrati italiani. L’altra è il grande classico del primato europeo per la produttività: “Siamo i più produttivi d’Europa”, scandiscono i magistrati in interviste e apparizioni televisive, dicono di lavorare “il doppio dei francesi e il quadruplo dei tedeschi”. A supporto di questa tesi le toghe portano i numeri del rapporto biennale della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (Cepej), l’ente che raccoglie i dati sulla giustizia di quasi 50 paesi. Il problema è che lo studio non permette di fare affermazioni del genere. La Cepej in più parti del suo rapporto specifica che non è possibile stilare classifiche sulla base del suo lavoro, visto che non esiste un metodo comune, i dati sono eterogenei e ogni paese ha sistemi giudiziari differenti. Come ha fatto notare l’Unione delle Camere penali, se appare che i magistrati italiani siano “produttivi al di là della sostenibilità umana” è perché quei numeri significano cose diverse da paese a paese e una classifica del genere mette insieme, come si suol dire, le pere con le mele.

Nel lunghissimo studio di oltre 500 pagine della Cepej c’è però un parametro – che l’Anm si guarda bene dal pubblicare nelle sue slide – che permette di confrontare i magistrati italiani con gli altri. Quel parametro è lo stipendio, visto che i dati sono espressi per tutti in euro. Ebbene, i giudici italiani sono tra i più pagati d’Europa, molto più dei loro colleghi francesi, tedeschi e spagnoli, per stare ai paesi più simili all’Italia. Un magistrato italiano a inizio carriera guadagna oltre 54mila euro l’anno, mentre uno francese 36mila, uno tedesco 41mila e uno spagnolo 47mila. Non basta, perché i magistrati italiani durante la carriera vedono aumentare la busta paga molto più degli altri, così quando si giunge agli stipendi delle toghe presso la più alta Corte di ultima istanza, gli italiani guadagnano quasi 180mila euro (6,3 volte uno stipendio medio italiano), i francesi 110mila (3,2 volte uno stipendio medio francese), i tedeschi 105mila (2,3 volte uno stipendio medio), gli spagnoli 107mila (4,7 volte lo stipendio medio). Ma i valori assoluti non dicono tutto, perché se si guardano i trend di aumento dei salari, quelli italiani hanno gli indici di crescita più alti. Quindi non solo i magistrati italiani guadagnano più degli altri, ma nel tempo tendono a guadagnare sempre di più grazie agli aumenti automatici. E  non è neppure vero che la giustizia in Italia è lenta a causa dei tagli, visto che dal 2004 al 2012 la spesa pubblica per il comparto giustizia è aumentata di circa 600 milioni. Il problema, come dice la Cepej, è che “in Italia l’aumento della spesa per la giustizia registrato negli ultimi 10 anni è dovuto principalmente all’aumento del costo dei giudici”. Quei soldi dovevano andare alla giustizia ma sono andati ai giudici.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.