Economia, Politica
Fattore Esselunga. Via le amministrazioni rosse, cambia l’aria a Genova e Livorno

Fattore Esselunga. Via le amministrazioni rosse, cambia l’aria a Genova e Livorno

Pubblicato su Il Foglio martedì 2 dicembre

Lo scorso anno il Wall Street Journal, per spiegare la condizione patologica dell’economia italiana paralizzata da tasse, burocrazia, potentati e assenza di concorrenza, raccontò la storia di un imprenditore di 45 anni che acquistò nel 1971 un’area nella periferia sud di Firenze con l’intenzione di costruire un nuovo supermercato e che ha ottenuto le autorizzazioni necessarie dopo 43 anni. Quell’uomo è Bernardo Caprotti, l’energico patron di Esselunga, da anni impegnato contro la concorrente Coop in una guerra economico-mediatica che lo ha trasformato anche in autore di bestseller con il suo “Falce e Carrello”, un libro che denunciava la contiguità politica della sinistra con il mondo delle cooperative e che impediva al suo gruppo di competere (con una sentenza assurda, poi sospesa, il pamphlet di Caprotti venne addirittura condannato al macero e al divieto di pubblicazione).

Il fattore Esselunga è utile ancora oggi per orientarsi sulle mappe della libertà d’impresa e della politica locale. Il novantenne Caprotti infatti pare essere riuscito rompere l’assedio di un altro paio di Stalingrado italiane, Genova e Livorno, che per anni e anni sono riuscite a tenere Esselunga fuori dalle mura cittadine. Naturalmente l’ostinazione dell’imprenditore milanese da sola non sarebbe stata sufficiente; lo sblocco degli ingranaggi burocratici e l’apertura delle porte sono stati possibili solo dopo un cambio politico, con l’arrivo del berlusconiano Giovanni Toti alla presidenza della regione Liguria e del grillino Filippo Nogarin al comune Livorno, due politici agli antipodi per idee e formazione, che in comune hanno solo la fedeltà al proprio leader e l’essere riusciti ad espugnare due roccaforti di sinistra.

“Dopo un vergognoso ostruzionismo durato 14 anni finalmente il grande supermercato arriva a Livorno – ha dichiarato il sindaco grillino – Esselunga porterà almeno duecento posti di lavoro e soprattutto sarà riaffermata la libertà di intraprendere”. Per lo store nella città dove pochi anni prima della sua nascita venne fondato il Pci, Caprotti aveva acquistato nel 2002 l’area ex-Fiat, oltre 4mila metri quadrati di struttura e un grande parcheggio nella periferia della città. Da allora il progetto è rimasto impigliato per anni nelle maglie della politica e della burocrazia, tra piani regolatori, varianti e mancate autorizzazioni, tanto da spingere il proprietario di Esselunga ad acquistare pagine di giornali per denunciare la “prepotenza delle cooperative rosse a Livorno” che attraverso lo storico collateralismo con le amministrazioni rosse impedivano la concorrenza. Accuse respinte al mittente sia da parte delle Coop che degli amministratori del Pd secondo cui non è mai stata infranta alcuna norma. Sta di fatto che il via libera è arrivato solo con l’arrivo dei grillini.

Una vicenda simile è quella di Genova, dove per anni Caprotti ha cercato senza successo di rompere il monopolio targato Coop alzando le saracinesche in un paio di punti della città, in via Piave e a Sestri Ponente, due operazioni bloccate dai regolamenti comunali che giudicavano il progetto troppo invasivo. Anche in questo caso l’embargo all’imprenditore milanese è crollato dopo un avvicendamento politico, con la vittoria del centrodestra. Il neo-presidente Giovanni Toti con una delibera ha rimosso i vincoli comunali inseriti dalle giunte di sinistra nel Puc, avocando le competenze a livello regionale, visto che le decisioni comunali hanno comportato una chiusura del mercato e una limitazione della concorrenza.

Ad ogni modo il fattore Esselunga è una spia utile per segnalare che se sul fronte delle liberalizzazioni e della sburocratizzazione il governo Renzi è stato al di sotto delle aspettative rispetto alle promesse del renzismo-movimento, a livello locale, dove sono rimasti in sella i vecchi potentati del Pd, la situazione è ancora peggiore. E’ la rottamazione, bellezza: o la fai o la subisci. Una cosa che Renzi, sindaco di Firenze che sbloccò l’Esselunga ferma da 43 anni, dovrebbe sapere.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.