Cultura, Politica
Eurotopia, il golem figlio di Scalfari e Boldrini

Eurotopia, il golem figlio di Scalfari e Boldrini

Pubblicato su Il Foglio venerdì 5 febbraio

Metti un incontro nel cuore della democrazia rappresentativa, la Camera dei Deputati, per un’intervista (pubblicata su Repubblica) sul futuro del continente tra un giornalista-filosofo e una politica che sente il peso delle sofferenze dell’umanità. Così nasce “Eurotopia”, un’agghiacciante distopia partorita dalle menti di Laura Boldrini ed Eugenio Scalfani, ma che sarebbe la trama perfetta di un romanzo di George Orwell o Philip Dick.

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Il Fondatore di Repubblica incontra la Presidenta della Camera per parlare di “un’Europa a pezzi mentre la situazione intorno a noi diventa sempre più drammatica” e insieme discutono di come costruire a tavolino uno Superstato europeo, perché si sente “la necessità di Stati di dimensioni continentali che abbiano la possibilità di confrontarsi tra loro pacificamente ma liberamente, dando vita ad una multipolarità indispensabile per agire in una società planetaria”, dice Scalfari.

Boldrini condivide che “non si può andare avanti così” tra crisi, terrorismo, disoccupazione, povertà e masse di migranti: bisogna ridisegnare le cartine ed edificare uno Stato che salvi l’Umanità: “Io l’ho battezzata col nome di Eurotopia, cioè utopia dell’Unione europea”. Si tratta di un progetto politico che si ispira ai valori del manifesto di Ventotene, agli ideali di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, ma che purtroppo, secondo Boldrini, in tutta Europa è condiviso solo da personalità italiane: il Presidente Mattarella, gli ex presidenti Ciampi e Napolitano e il presidente della Bce Mario Draghi. Certo, edificare Eurotopia non è semplice, ma citando Spinelli la Presidenta dice che “la via da percorrere non è facile né sicura, ma deve esser percorsa e lo sarà”. Il punto essenziale è “far sorgere un’opinione pubblica europea specie tra i giovani”. E come si fa? Come in tutti i regimi distopici reali o immaginari, attraverso l’indottrinamento: “Se i giovani guardano al futuro, al proprio futuro, il suo nome è Europa. Questo bisogna che la scuola gli insegni”.

Ma per creare un popolo eurotopista c’è bisogno anche di simboli e così via bandiere e inni nazionali, segni di nazionalismo, egoismo e xenofobia: “La bandiera europea deve venire per prima; quella nazionale è importante ma viene dopo. E gli inni. Mameli va benissimo, ma l’Inno alla Gioia è l’Europa e deve essere suonato per primo in tutte le pubbliche circostanze”. Naturalmente questa grande opera di ingegneria sociale non può che prevedere un progetto di costruttivismo istituzionale: “Penso anche a creare una cittadinanza europea” e  per quanto riguarda il processo elettorale “le procedure di voto oggi sono dissimili da Paese a Paese. Bisogna renderle eguali di modo che i candidati siano transnazionali ed anche il Parlamento di Bruxelles lo sia”.

Una volta modellato il golem eurotopista, bisogna insufflargli l’anima per renderlo vivo agli occhi e ai cuori dei abitanti del continente, ancora legati ai vecchi e retrogradi legami nazionali. La formula magica che darà vita al corpo freddo di Eurotopia non può che essere una tassa: “Un contributo a garanzia europea per tutti gli europei che debbano essere economicamente sostenuti. Non dovrebbe esser finanziato dai singoli Stati, ma dall’Europa con il proprio bilancio, alimentato da una tassa specifica. Insomma una forma di assistenza e di giustizia sociale che creerebbe di colpo un sentimento europeistico”. Datemi una tassa e vi solleverò l’Europa, sembra dire la Boldrini.

È un progetto fantastico, che ricorda i momenti più vibranti della Rivoluzione francese e della Rivoluzione d’Ottobre e che per questo ottiene la benedizione del Fondatore: “Le ho fatto i miei auguri – dice Eugenio Scalfari, riferendosi alla Boldrini – Anzi: li faccio a ciascuno di noi affinché questa utopia cominci a camminare per le strade di tutta Europa”. E a quel punto sarà inutile chiudersi in casa per evitare di incrociarla, perché tanto Eurotopia verrà a bussare alle vostre porte.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.