Cultura, Economia
Elogio della crescita esponenziale. L’anti-enciclica di Peter Thiel

Elogio della crescita esponenziale. L’anti-enciclica di Peter Thiel

Pubblicato su Il Foglio mercoledì 24 giugno

“Il prossimo Bill Gates non inventerà un sistema operativo. Il prossimo Larry Page o Sergey Brin non realizzerà un motore di ricerca. E il prossimo Mark Zuckerberg non creerà un social network. Se state copiando questi ragazzi, allora non state imparando molto da loro”. Peter Thiel è uno che se ne intende, è il fondatore di aziende di successo come PayPal e Palantir e con il suo fondo di venture capital ha finanziato Facebook, SpaceX e Airbnb. Il suo libro-manifesto “Da zero a uno”, appena pubblicato in Italia da Rizzoli, è molto di meno e molto di più di un manuale per lo startupper di successo, perché da un lato dice che “il paradosso di insegnare l’imprenditorialità è che questo genere di formula non può esistere” ma dall’altro indica la strada da percorrere per costruire il futuro: “Ovviamente è più facile copiare un modello che realizzare qualcosa di nuovo. Fare quello che sappiamo già come fare porta il mondo da 1 a n, invece ogni volta che creiamo qualcosa di nuovo andiamo da 0 a 1. L’atto della creazione è unico”. L’imprenditore secondo Thiel non è tanto il rabdomante kirzneriano alla ricerca di segnali dal mercato, ma l’innovatore schumpeteriano che crea distruggendo un equilibrio precedente. Chi vuole innovare, fare soldi e cambiare il mondo non deve quindi percorrere sentieri già tracciati dai vari Bill Gates, Steve Jobs o Elon Musk camminando a passo più svelto, ma battere nuove strade per scoprire posti nuovi: “In un mondo di burocrazie gigantesche – pubbliche e private – cercare un nuovo percorso può sembrare sperare in un miracolo. In realtà ce ne vorranno centinaia, o persino migliaia, di miracoli”.

Il pensiero del libertario Thiel è ancora più interessante da leggere alla luce dell’enciclica Laudato si’, in cui Papa Francesco muove una critica totale al modello di sviluppo basato sul mercato e la tecnologia, logica del profitto e sfruttamento delle risorse naturali, che produce enormi costi sociali ed è insostenibile ecologicamente. Il giovane miliardario della Silicon Valley non aggira i noti problemi sollevati dal Pontefice riguardo alla sfida di questo sistema economico-industriale rispetto al tema della scarsità delle risorse, ma non pensa che la soluzione possa passare dalla decrescita economica e dalla redistribuzione globale pianificata. C’è una sola strada percorribile, che non è detto ci porti da qualche parte, ma che è l’unica che può evitarci di tornare indietro: quella dell’innovazione tecnologica, che ci “consente di fare più con meno”. A differenza di quanto siamo portati a immaginare gli ultimi decenni, a parte internet, non hanno prodotto grandi salti tecnologici; cinquant’anni fa sognavamo auto volanti, il teletrasporto e le vacanze sulla luna e invece abbiamo solo auto che vanno più veloci, aerei meno costosi e vacanze in crociera.

I due tipi di progresso descritti da Thiel, quello orizzontale che va da 1 a n e quello verticale che va da 0 a 1, a livello macro sono rappresentati rispettivamente dalla globalizzazione e dalla tecnologia. Negli ultimi decenni abbiamo avuto prevalentemente globalizzazione, ovvero l’estensione al resto del mondo di cose che funzionano in occidente, ma diffondere a tutto il mondo i vecchi sistemi per creare ricchezza è insostenibile ambientalmente senza nuove tecnologie. Per andare avanti senza senza rinunciare al benessere servirebbe un miracolo. “Tutto ciò sarebbe deprimente se non fosse per un singolo fatto fondamentale: gli uomini si distinguono dalle altre specie per la nostra capacità di fare miracoli. Noi li chiamiamo tecnologia”. È in quest’atto di creazione, in questo continuo passaggio da 0 a 1, che si riconosce la natura speciale dell’uomo e che diventa possibile uno sviluppo concreto e non indefinito: “Gli umani non decidono che cosa realizzare scegliendo da un qualche catalogo cosmico di opzioni già date; al contrario, creando nuove tecnologie, noi riscriviamo il piano del mondo”.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.