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È stato un grandioso 2014, anche se l’Europa non se ne è accorta

È stato un grandioso 2014, anche se l’Europa non se ne è accorta

Pubblicato su Il Foglio martedì 30 dicembre

Si chiude il 2014, un anno fantastico, forse per l’uomo il migliore degli ultimi 200 mila anni. Dagli occhi della vecchia e stanca Europa, e in particolare dall’Italia, le cose non sembrano stare così; la crescita è ancora negativa e il prodotto interno lordo (pil) lontanissimo dai livelli pre crisi, in questi sei anni la disoccupazione è aumentata insieme al debito pubblico, alla pressione fiscale e all’emigrazione di giovani e meno giovani in cerca di fortuna all’estero. I media ogni giorno ci raccontano di furti, rapine, omicidi fuori e dentro le mura domestiche, corruzione e nuove mafie. In libreria trionfano le pubblicazioni sul declino inevitabile, sulla morte imminente del capitalismo, sulla fine dell’abbondanza, sulla sovrappopolazione mondiale, sull’esaurimento delle risorse naturali, sull’apocalisse ambientale e in favore della decrescita. Difficile essere ottimisti.

Anche fuori dai confini italiani ed europei le cose non sembrano andare bene; quest’anno abbiamo assistito all’esplosione di un conflitto nel cuore dell’Europa, in Ucraina, all’avanzata dei tagliatori di teste dell’Isis, all’esplosione dell’epidemia di ebola, visto incidenti aerei, barconi affondati e catastrofi naturali.

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Se però si guarda ad alcuni freddi dati, si scopre che il mondo in cui viviamo è un posto sempre più ricco, più uguale, più sano e più pacifico. L’accelerazione è arrivata negli ultimi 25 anni, quelli che ci separano dalla caduta del muro di Berlino, nei quali sempre più paesi hanno abbandonato la rigida pianificazione statale aprendo le proprie economie al libero mercato e alla globalizzazione. Conseguenza: ci sono sempre più ricchi e meno poveri. Un recente studio della Banca mondiale sulla povertà mostra come dal 1990 a oggi la percentuale mondiale di persone che vivono in condizioni di povertà estrema è crollata dal 36 al 14 per cento, che in numeri assoluti fa circa 1 miliardo di poveri in meno. Questo nonostante la popolazione mondiale sia continuamente cresciuta e ora pare sia oltre i 7 miliardi di individui, tanto per smentire il malthusianesimo e il marxismo di ritorno secondo cui la ricchezza è una torta che non cresce e c’è troppa gente per le poche risorse naturali. Le cose sono destinate a migliorare anche in futuro: sempre secondo la World bank nei prossimi 20 anni il tasso di povertà estrema scenderà al 5 per cento, con altri 600 milioni di poveri in meno. Un mondo in cui a crescere più rapidamente sono i paesi più poveri è anche un mondo più uguale. Nonostante tutti siano convinti che la disuguaglianza stia aumentando, negli ultimi anni abbiamo vissuto una delle rivoluzioni egualitarie più rapide della storia: basti pensare alle differenze di reddito e di vita che separavano solo 30-40 anni fa un cittadino europeo da uno cinese, indiano o brasiliano. E che il mondo sia un posto meno diseguale lo dice anche in un recente studio un’economista come Branko Milanovic, non certo un “liberista”, che da anni si occupa di disuguaglianza.

Le persone vivono anche più a lungo. Un recentissimo studio della rivista scientifica Lancet mostra che l’aspettativa di vita globale è cresciuta dai circa 65 anni del 1990 ai 71 del 2013, con un aumento che ha riguardato principalmente i paesi poveri e le donne. Risultati sorprendenti anche per quanto riguarda la mortalità infantile, che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità si è ridotta dal 63 al 34 per mille, che in valore assoluto vuol dire un dimezzamento dai circa 9milioni di bambini morti nel 1990 ai 4,6milioni di adesso. Si parla giustamente molto dell’epidemia di ebola e dei suoi circa 7 mila morti, ma forse meriterebbe altrettanta attenzione il forte calo delle vittime di malattie molto più letali come Aids, tubercolosi e dissenteriaSecondo un recente rapporto dell’Oms, negli ultimi 13 anni c’è stato un calo impressionante anche delle vittime della malaria, tanto che gran parte dei paesi colpiti dal morbo saranno in grado di raggiungere l’obiettivo di riduzione del 75 per cento dell’incidenza della malattia entro l’anno prossimo. Si vive più a lungo perché c’è meno povertà e quindi si mangia di più e meglio. La Fao dice che dal 1990 ad oggi si è sceso di oltre 200 milioni il numero di persone denutrite, con il tasso di denutrizione sceso dal 19 all’11 per cento a livello globale e quasi dimezzato nei paesi in via di sviluppo. E secondo le proiezioni in futuro le cose miglioreranno ulteriormente.

Si vive meglio e più a lungo anche perché il mondo è più pacifico. La rivista statunitense Slate ha mostrato come dalla fine della Guerra Fredda siano sempre di più i paesi democratici e sempre meno le autocrazie e le vittime di guerre, conflitti, genocidi e stermini di massa. Diminuisce la violenza pubblica e anche quella privata: in tutto il mondo è in calo il tasso di omicidi. Una dinamica che è molto evidente anche in Italia, dove dopo una ventina d’anni dal picco del 1991 il numero di morti ammazzati è sceso del 70 per cento, raggiungendo il minimo storico. Ovviamente il calo riguarda anche le vittime donne, nonostante l’“emergenza femminicidio” faccia pensare il contrario.

Il 2014 insomma è stato un anno fantastico, che segue l’onda di un periodo di straordinario miglioramento delle condizioni di vita del genere umano. E non sarà l’ultimo, perché molto probabilmente il 2015 sarà migliore: il mondo sarà ancora più popolato, più ricco, più uguale, più sano, più sicuro, più democratico e più pacifico. Auguri!

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.