Cultura
Difendere l’indifendibile II. Non fare agli altri quello che gli altri non vogliono farsi fare

Difendere l’indifendibile II. Non fare agli altri quello che gli altri non vogliono farsi fare

Pubblicato su Il Foglio sabato 5 dicembre

Chi pensa che sia giusto aggredire una persona, fare violenza o minacciarne l’uso per derubarla o costringerla a fare qualcosa contro la sua volontà? Nessuno. Chi se la sente di difendere pubblicamente spacciatori, tossicodipendenti, contrabbandieri, trafficanti, prostitute, multinazionali e speculatori? Anche in questo caso nessuno. Tranne uno. E’ Walter Block, economista e polemista americano libertario, che da quarant’anni a questa parte ha deciso di “Difendere l’indifendibile”, ovvero le figure, i comportamenti e le pratiche più discusse e considerate immorali. In realtà, nei libri di Block “l’indifendibile” è la libertà degli esseri umani, considerata come valore assoluto anche quando porta a conseguenze che moralmente non approviamo. E’ attraverso la risposta negativa alla prima domanda che si arriva a rispondere affermativamente alla seconda. 

Block arriva a difendere e giustificare i comportamenti più riprovevoli sulla base della libera e consensuale scelta degli individui, un principio che invece tutti dicono di approvare: lo scrittore americano prende il principio di non aggressione – secondo cui è illegittima ogni aggressione contro una persona e la sua proprietà – e lo applica fino alle sue estreme conseguenze, per dimostrare che non esiste mai un motivo valido per limitare la libertà altrui. “Il libertarismo è un aspetto della filosofia politica distinto dall’etica. Si occupa solamente di indagare se e quando l’uso della forza è giustificato o ingiustificato”. Ci sono cose e pratiche che non ci piacciono o non condividiamo, è nelle nostre facoltà evitarle e condannarle, ma non è giusto costringere gli altri a seguire le nostre convinzioni: “Prendiamo come esempio l’uso di eroina. Opporsi a titolo personale all’uso di questa sostanza e allo stesso tempo opporsi a ogni punizione fisica verso coloro che ne fanno utilizzo può sembrare una contraddizione logica ma non lo è”.

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Il metodo di Block consiste nel passare al setaccio della logica e del principio di non aggressione tutto ciò che ci appare indifendibile, per dimostrare che invece è ingiustificabile proibire molte delle cose che riteniamo moralmente indifendibili. Quando nel 1976 viene pubblicato “Defending the Undefendable” l’effetto è dirompente, perché sconvolge sia il politicamente corretto di sinistra, dove anche l’épater le bourgeois era diventato una forma di conformismo con i suoi canoni e le sue invalicabili colonne d’Ercole, sia il mondo della destra impegnato a “difendere i valori tradizionali” dalle rivoluzioni culturali e dai costumi degli anni 70. E’ facile convincere le persone della bontà del libertarismo, o di qualunque filosofia, partendo dai casi e dagli esempi più condivisibili. Block invece usa un metodo più drastico: “L’unico modo per capire i meriti di questa filosofia è colpire i lettori con una mazza (intellettuale) in fronte”. E uno che era stato colpito, positivamente, dalla mazza di Block è il premio Nobel per l’Economia Friedrich von Hayek: “Sfogliando ‘Difendere l’indifendibile’ rimango a volte incredulo, e penso ‘ora si esagera’, ma di solito concludo alla fine che abbia ragione. Per alcuni potrà sembrare una medicina troppo forte, ma farà loro del bene anche se la odieranno”.

Dopo quasi quarant’anni, sempre per merito di Liberilibri che ha pubblicato in Italia il primo volume, esce “Difendere l’indifendibile II” in cui Block attraverso altre 28 mazzate che riguardano altre figure disprezzate nella società, difende la libertà in ogni campo della vita. Alla fine si scoprirà che nel mondo libertario di Block c’è spazio per tutti, comunisti, individualisti, credenti, atei, altruisti e intolleranti, purché nessuno faccia agli altri quello che gli altri non vogliono farsi fare.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.