Cultura, Economia
Che cosa dice la beffa di McDonald’s ai fighetti dell’hamburger chic

Che cosa dice la beffa di McDonald’s ai fighetti dell’hamburger chic

Pubblicato su Il Foglio giovedì 15 aprile

A chi non è venuto in mente di far assaporare un Tavernello in incognito a quegli enologi che quando mettono in bocca due gocce di vino sentono erba appena falciata, aromi di gelsomino, albicocche e sentori mentolati? Una cosa del genere l’ha fatta McDonald’s che ha cercato di demolire i pregiudizi sui propri prodotti offrendo i suoi panini – da sempre considerati cibo spazzatura, roba da poveracci o da scostumati alimentari – ai palati fini della Milano chic in cerca di hamburger ricercati.La multinazionale americana ha ingaggiato Maurizio Rosazza Prin e Andrea Marconetti, due cuochi pop sfornati da Masterchef, e ha aperto sotto mentite spoglie “Single Burger”, un’hamburgeria gourmet, in una delle zone più trendy della città, corso Como. Grande successo di pubblico e di critica, con i clienti soddisfatti del gusto e della qualità dei prodotti. Dopo un paio di giorni di attività ai clienti viene svelata la vera identità degli hamburger: “Ragazzi, lo sapete che sono di McDonald’s?”. Facce incredule, bocche aperte e occhi spalancati. Al posto dell’insegna “Single Burger” compare l’inconfondibile “M” gialla e da dietro la parete spuntano fuori la cucina e i dipendenti con il marchio della catena americana: ovviamente anche il panino è McDonald’s, è il nuovo Bacon Clubhouse, che gli chef si sono solo limitati a impiattare in maniera un po’ più sofisticata.

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L’operazione è perfettamente riuscita e dice molto sul pregiudizio nei confronti dell’azienda americana, negli anni presa di mira da no-global di sinistra, comunitaristi di destra, salutisti di tutto l’arco parlamentare e decrescitisti d’ogni sorta. L’idea alla catena di fast food deve essere venuta in mente guardando le prodezze di quei ragazzi olandesi che hanno fatto mangiare panini McDonald’s a degli estasiati esperti di cucina in una fiera alimentare, spacciandoli per cibo “alternativo biologico”. Gli stessi che hanno sottoposto un quadretto dell’Ikea all’occhio dei critici in una mostra d’arte moderna con risultati altrettanto esilaranti.

La geniale trovata pubblicitaria arriva proprio mentre sulla catena di ristorazione si concentrano gli attacchi di chi non vuole, non si capisce bene perché, che Expo accetti McDonald’s come sponsor. Non potevano mancare in questa battaglia i grillini che addirittura, per uno spot di McDonald’s in cui un bambino chiede l’Happy Meal al posto della pizza (a cui poi è seguito questo contro-spot), hanno presentato un ricorso all’Agcom per censurare la pubblicità e chiesto con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio di ritirare la sponsorship a Expo proprio a causa dello spot antipatriottico: “Non possiamo permettere che McDonald’s ridicolizzi il fiore all’occhiello e il simbolo della gastronomia italiana (la pizza, ndr) senza battere ciglio”, hanno dichiarato i grillini con vero sprezzo del ridicolo.

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Luciano Capone


Nato in Irpinia, vivo a Milano, tifo Lazio. Ho provato a non fare il giornalista ma per adesso non ci sono riuscito, è insieme al Tressette la cosa che forse mi riesce meno peggio. Scrivo per Libero e Il Foglio. Se cercavi "Al Capone" hai sbagliato sito. Se cercavi "Lucky Luciano" pure.